C'E' POSTO PER LA MEZZALUNA
NEL NOSTRO CIELO?

Silvano Guglielmi * 17 dicembre 2004 * __Chiudimi_|x|__


Se ne discute e questo è giusto e tanto democratico. Gli stati d’animo a favore vengono dal timore del dopo, nel caso  uscisse un no deciso dall’Unione europea. Una Turchia che batte alla porta con insistenza e venisse respinta, a quale altra porta busserebbe? Qualcuno è arrivato a formulare tre ipotesi.

Prima ipotesi: gli Stati Uniti, che già avevano fatto entrare la Turchia nella NATO in funzione anti-Russia, stringerebbe un patto di ferro, specialmente se dovesse vincere ancora Bush, che troverebbe il piacere maligno di fare un dispetto agli europei.

Seconda ipotesi: alleanza con la Russia, interessata a lanciare una testa di ponte che rilancerebbe il sogno di una nuova grandezza geopolitica. Mettere il naso sulle rive del Mediterraneo e nel vicino Oriente, rubando uno spazio di influenza ad americani ed europei, è un sogno nemmeno troppo segreto.

Terza ipotesi: è la più difficile, ma non si sa mai. La Turchia, rispolverando i ricordi non lontanissimi nella sua storia, potrebbe essere tentata di rilanciare il ruolo della Sublime Porta ottomana, di cui è erede, nel vicino Oriente, nel Maghreb e fino… a Vienna!

Viene da dire: “Piano, amico, non corriamo! Siamo nella fantapolitica”, ma c’è una verità innegabile che dovrebbe renderci più attenti: in materia di politica mondiale raramente riusciamo a vedere più lontano che la punta del naso. Proviamo solo a pensare a quanto è successo negli ultimi quindici anni, dalla caduta del muro di Berlino (imprevista!) fino al “caro Vladimir – caro Silvio” dei nostri giorni. E che sarà fra quindici anni? C’è chi prevede, nel caso di un no all’entrata della Turchia in Europa, che allora sarà la Turchia a tenere il coltello per il manico e noi, europei, a bussare alla sua porta. Perché tutti sanno che la Turchia, nel panorama geopolitico, resta “la porta” tra l’Europa e tanta parte del mondo.

Un’altra serie di osservazioni arriva da altre dati di fatto. E’ fuori dubbio che una spremuta di arance di Giaffa non ci fa problema, ed è di moda una talassoterapia in Turchia o a Tunisi, e piace a molti un giretto sul Nilo e alle piramidi. Mondializzazione del commercio. Ebbene, la nuova Europa vuole fermarsi qui, a un assemblaggio di nazioni per ragioni solo economiche?

Quando i romani chiamavano il Mediterraneo “mare nostrum” non affermavano solo la loro presenza di padroni in quell’area; intuivano una realtà più profonda, una unità che va oltre le contraddizioni di vari capitoli di storia, tutti brevi, che il soffio dei secoli ha spazzato via di volta in volta. E così non possiamo dimenticare le tante comunità cristiane che proprio lì sono nate, lo sbarco di Paolo a Efeso e non dimentichiamoci che ancora oggi recitiamo il “Credo” dei concili di Nicea e di Costantinopoli, e leggiamo ancora con emozione le sette lettere di Ignazio di Antiochia  o gli scritti dei Padri cappàdoci. E’ patrimonio nostro, come le tante rovine che parlano ancora della presenza cristiana.  E’ così lontana, allora, la Turchia da noi?

Sappiamo poi tutti che le cose sono cambiate: le torri di guardia sulle sponde dei nostri mari, le tante incursioni di pirati turchi che arrivavano fino all’interno della Penisola, le razzie e le stragi, gli ottocento martiri di Otranto ed altro ancora. Nel duomo di Osimo, fissata in alto sotto la navata centrale, ho scoperto con sorpresa la bandiera turca conquistata a Lepanto. Ma si potrebbero raccontare altri episodi, come quello di Loreto, che aveva già rinforzato le sue mura, ma che tremò di spavento quando giunse la notizia che Selim I, detto il crudele, approdò al porto di Recanati. Era il 5 giugno 1518 e quella volta andò bene, ma si corse ai ripari per rinforzare la cinta muraria e vennero chiamati addirittura il Sansovino e Antonio da Sangallo per portare a termine l’opera. Furono mesi al lavoro 400 operai, anche di domenica, e furono impiegati 347mila mattoni, furono aggiunti 28 merli al bastione grande e 16 al piccolo, mentre 26 pezzi di artiglieria erano pronti al fuoco. Paura nera, terrore.

Il tutto finì con la battaglia di Lepanto e, sempre a Loreto, si ricorda  che nell’inverno del 1576, Giovanni d’Austria, il vincitore, giunse in nave a Portorecanti e salì poi a piedi fino al santuario, accompagnato da “la maggior parte dei dieci o dodici mila schiavi cristiani da lui liberati e lasciarono i loro ferramenti e catene, colle quali furono fabbricati i cancelli, all’altezza di un uomo, alle dodici cappelle laterali”. Non c’è nessuna voglia di rimozione: ricordiamo questi fatti perché appunto sono storia.

Ma arrivo poi alla cronaca spicciola dei nostri giorni. Qualche giorno fa la nostra fedelissima Maria A. aveva prenotato una intenzione della messa per  il padre del suo genero. Quando al memento dei morti ho pronunciato il nome del defunto, la gente si è scambiata velocemente e furtivamente un’occhiata piena di stupore: avevo pregato per il defunto Mustafà, turco, musulmano. Era la prima volta che un nome così tipico veniva pronunciato in chiesa. Alla messa c’erano tutti, fratelli, sorelle, il parentado al completo, turchi e italiani, cristiani e musulmani. Forse sono questi piccoli gesti della nostra ferialità che riescono a cancellare dalla memoria collettiva il “Mamma, li turchi!” , un grido che, per qualche politico nostrano, dovrebbe ancora risuonare forte e dar luogo a un referendum contro l’ingresso della Turchia in Europa. Il che è impossibile, perché la nostra Costituzione vieta il referendum abrogativo sulla ratifica dei trattati internazionali. Ma non deve passare sotto silenzio un altro fatto che non è solo simbolico: il 29 ottobre a Roma, alla firma del Trattato costituzionale europeo, è stato accolto come ospite Recep Tayyip Erdogan, capo del governo turco. Non è venuto solo per il rinfresco e la fotografia.

Io penso che non sia impossibile unire sullo stesso fondo azzurro della bandiera dell’UE le stelle e la mezzaluna. Succede lassù in cielo e io spero che possa avvenire anche quaggiù.

27.10.2004

Silvano Guglielmi