MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE DELL'ONU, KOFI ANAN IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA - 8 Marzo 2001 -

ONU  * 08 ottobre 2005 * __Chiudimi_|x|__


MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, KOFI ANNAN,
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

8 MARZO 2001

È trascorso un quarto di secolo dall’8 marzo 1976, data in cui per la prima volta si è celebrata, alle Nazioni Unite, la Giornata Internazionale della Donna. Dopo 25 anni abbiamo tanti motivi per rallegrarci. Sono stati compiuti molti progressi nell’avanzamento della donna: da una più adeguata legislazione ad una maggiore partecipazione della donna; dalla Conferenza sulla Popolazione e lo Sviluppo del Cairo al Piano d’Azione di Pechino; dall’indipendenza economica all’emancipazione culturale.

La Giornata Internazionale della Donna serve anche a ricordare che, per la maggior parte delle donne del mondo, la vita quotidiana rimane una difficile e a volte pericolosa battaglia. L’anno scorso sono stati ancor più chiaramente evidenziati gli obiettivi della parità tra i sessi, dello sviluppo e della pace, i quali rimangono al centro della nostra agenda, ma che tuttavia sono ancora lontani dall’essere raggiunti.

Nel giugno scorso, la Sessione Speciale dell’Assemblea Generale "Pechino +5" ha sottolineato che, malgrado i progressi ottenuti in alcune aree riguardo l’attuazione della Piattaforma di Pechino, rimangono ancora molte questioni rispetto alle quali è necessario fare ulteriori passi in avanti. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha messo in rilievo una delle più cruciali di queste sfide nel corso del primo dibattito aperto sulla donna, sulla pace e sulla sicurezza, tenutosi nell’ottobre scorso.

Una delle conseguenze più tragiche del conflitto moderno riguarda l’impatto crescente e sproporzionato di quest’ultimo sulle donne e sulle ragazze. Le donne non sono né le autrici né le protagoniste dei conflitti, eppure sono state puntualmente prese come bersaglio, spesso con lo scopo di umiliare l’avversario e di distruggere il morale e la capacità di resistenza di intere società. Tuttavia, è giusto sottolineare che sono stati fatti passi in avanti per porre fine alla cultura dell’impunità che circonda queste pratiche deplorevoli – sia presso i Tribunali Internazionali per l’ex-Jugoslavia e il Ruanda, sia mediante l’adozione dello Statuto di Roma per l’istituzione della Corte Penale Internazionale. È doveroso, quindi, concentrare i nostri sforzi in questa direzione.

Ma dobbiamo fare molto di più. Come stabilito chiaramente dalla risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza lo scorso ottobre, è fondamentale affrontare la questione della donna, della pace e della sicurezza su diversi fronti. Anche se spesso le donne sono le prime vittime delle guerre, bisogna comunque riconoscere il loro ruolo chiave nella soluzione dei conflitti. Dobbiamo batterci per integrare le donne in modo più concreto nei processi di pace in tutto il mondo.

È a tutti noto che le donne possiedono particolari capacità ed esperienza che permettono loro di offrire un contributo concreto in tutte le fasi del processo di pace. Durante i conflitti sono spesso le donne ad assumersi la responsabilità dell’amministrazione delle proprie case, delle fattorie e dei villaggi. Le donne comprendono le cause profonde delle tensioni e sanno quali sono i gruppi di potere, all’interno della comunità e del paese, che più probabilmente sosterranno le iniziative di pace. Le donne sono in grado di lavorare insieme e di comunicare superando barriere e divisioni.

Dobbiamo usufruire maggiormente di questo potenziale ed assicurarci che queste capacità vengano prese in considerazione a tutti i livelli, tanto nell’ambito nazionale quanto in quello internazionale. Dobbiamo avviare rapporti di partenariato con tutti gli attori – governi, organizzazioni non governative, gruppi della società civile e settore privato – in modo da rafforzare la partecipazione delle donne ai tavoli dei negoziati e ai processi decisionali. Dobbiamo agire nella consapevolezza che il pieno coinvolgimento delle donne nella prevenzione e nella soluzione dei conflitti è essenziale al mantenimento ed alla promozione della pace e della sicurezza nel ventunesimo secolo. Impegniamoci, oggi, a far sì che questo sia il nostro credo per assicurare un millennio di pace.