NESSUNO TOCCHI CAINO

Dania  *  31 luglio 2006 *  Torna indietro - Puoi premere ALT+I e INVIO  Chiudi la pagina web - Puoi premere ALT+X e INVIO (articoli)* Caratteri grandi-medi-normali * Accessibilità


 

Nessuno tocchi Caino

 

Si chiamava Cosimo. Quarta o Quaranta? Aveva 38 o 39 anni? Che importa se i dati  riportati dai quotidiani non erano concordanti? Tanto…era un barbone…un clochard…

 

Certo è che  Cosimo era un figlio di Veglie e che la sua dipartita - martoriata torcia umana nel più profondo buio di una notte di giugno a Pomezia - è stata di una tale brutalità e crudeltà da non permetterci di accantonare tutto con una requiem eterna e così sia. No, così non doveva essere… questo non doveva accadere, perché, per quanto balorda  fosse la strada da lui intrapresa, nessun essere umano  avrebbe dovuto arrogarsi  il diritto d'imporgli  uno stop così terrificante. Invece è accaduto…

 

Quale Abele ha infierito così contro il nostro Caino? Chi ha potuto colpire così duramente da far prostrare nel lutto, insieme alla sua famiglia, l'intera nostra comunità? Nessun "Abele", questo è sicuro… piuttosto dei lupi travestiti da agnelli.

 

L'anima di Cosimo, purificata da tanto dolore, sarà volata direttamente tra le braccia misericordiose del Padre che sta nei Cieli.

 

Per l'individuazione di quel, o di quei miserabili colpevoli di tanta efferatezza, invochiamo l'umana Giustizia, stavolta rappresentata dall'Arma dei Carabinieri, che sta svolgendo le indagini.

A noi spetta, invece, chiederci perché, chi, che cosa, ha spinto un giovane vegliese ad allontanarsi dal suo paese "alla ricerca di un lavoro". E chi, o che cosa, gli ha vietato di fare ritorno alle mura domestiche nel momento in cui le sue aspettative si sono rivelate irrealizzabili.

 

Forse Cosimo Quaranta aveva voluto sfuggire dalla morsa del lavoro nero, incerto e mal retribuito - piaga ben conosciuta del meridione - senza avere conoscenza precisa delle tante difficoltà in cui avrebbe potuto incorrere al Centro o al Nord, dove, benché circoli una diversa e non veritiera informazione,  niente è facile e nessuno regala niente.

 

O forse, andandosene, aveva cercato di sfuggire a cattive compagnie o cattive abitudini, quali droga o alcool, pensando di poter guarire contando sulle sue uniche forze, anziché cercare il sostegno di persone  care o di strutture adeguate.

 

Non ci è dato, ma la vorremmo conoscere la verità, non per morbosa curiosità, ma perché il tragico epilogo della vita sfortunata di Cosimo Quaranta potesse servire di monito ai tanti irrequieti e recalcitranti giovani vegliesi, ai quali sta stretto il perimetro del paese perché convinti che la vera vita si viva altrove.

 

Quante volte, dialogando via web con tanti di loro si è dovuto ribattere che l'ingiustizia, le difficoltà, le prevaricazioni, non mancano da nessuna parte? Che la classe politica, salvo qualche eccezione, dimentica spesso le promesse, deludendo ovunque, quanto a casa? Che ognuno deve impegnarsi personalmente per far sì che le cose cambino in meglio? Un'infinità, e spesso neppure creduti.

 

Come non ripetere ora, davanti alla tragica morte di Cosimo Quaranta, che se è vero che staccarsi dalle mura domestiche è doveroso, è altrettanto vero che un costante  contatto con le stesse, traendo appoggio morale e materiale nei momenti di difficoltà, è indispensabile, soprattutto nel primo periodo di emancipazione?

 

Un tempo si partiva alla ricerca di fortuna con un fagottino legato sulle spalle e si andava alla ventura,  oggi non è più così: grazie ai tanti canali d'informazione, ci si può muovere verso precisi punti di riferimento, dove aspetta un lavoro, magari a termine, ma che consente un approccio meno traumatico con un mondo che, per quanto globalizzato, resta  pur sempre incognito e diverso da casa.

 

Mai sentirsi superiori! Mai partire maledicendo casa e paese! Mai tagliare i ponti dietro a sé,  perché una volta fuori, osservando la realtà da altre angolazioni o alle prese con la nostalgia - non importa che la trasferta si sia rivelata proficua o fallimentare - è importante sapere di avere sempre la possibilità di scegliere se rendere definitivo il cambio di residenza  o se tornare sui propri passi, a testa alta.

 

Sì, a testa alta, è necessario sottolinearlo, perché tornare indietro non è un disonore; semmai  può risultare il frutto di una scelta matura e consapevole, pregna di progetti per iniziative da mettere in essere a casa, in collaborazione con altri volenterosi compagni o colleghi che hanno  preferito restare.

 

Dal canto suo, la classe politica deve farsi carico degli impegni presi a favore dei giovani in campagna elettorale. I giovani devono tenersi informati e, senza demordere mai, premere,  tallonare, incalzare, affinché tutto quanto è stato promesso dai singoli, organizzato o stanziato dal Comune, dalla Regione, dalla Nazione o dalla Comunità Europea, venga effettivamente  speso a loro favore.

 

"Noi / insieme" era il binomio che il compianto vegliese "zio Eugenio Carrozzo" amava ripetere quando parlava delle lotte contadine per l'Arneo. Noi / insieme, senza emarginazione alcuna: ripetiamolo a voce alta affinché tutti lo sentano, perché evoca la condizione  indispensabile per vincere la solitudine più nera, quella che crea tanta sofferenza, quando non sfocia nella tragedia.

Dania