Genitori e non amici dei propri figli

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da: Corriere della Sera 27 Aprile 2001

 

MILANO - Contrordine genitori. Dopo decenni passati a sentirsi dire che bisogna essere amici dei figli, un’indagine della Fondazione Exodus di Don Mazzi tra 635 adolescenti tra i 14 e il 19 anni boccia questo atteggiamento: un adolescente su tre non sopporta che i genitori «facciano gli amiconi» e «desiderino piacere a tutti i costi», anche con comportamenti imbarazzanti. Passato il tempo dello scontro generazionale, i giovani si sentono orfani di una guida sicura. E forse andrebbe riscoperto anche qualche rimprovero, visto che solo il 4% si lamenta della «eccessiva severità» del papà. Dunque, nel mondo rovesciato, dove gli studenti danno il voto ai docenti e i figli ai genitori, gli adolescenti bocciano papà e mamma perché «non sanno capire cosa ci serve nella vita» (32%), e perché «pensano troppo a loro stessi» (21%). Il 23% dei ragazzi lamenta l’«incapacità di comunicare dei genitori» e il 18% una «eccessiva loro presenza» nella intimità dei figli. Di contro, il 31% dei ragazzi vorrebbe che i genitori fossero un «punto di riferimento sicuro in ogni occasione» (e forse anche ai genitori piacerebbe esserlo, potendo), mentre il 24% vorrebbero che i genitori «trasmettessero le regole di vita con l’esempio». Ma questo l’aveva già detto il filosofo Wittgenstein: l’etica si insegna solo con l’esempio. 
Gli adolescenti passano con i genitori un paio d’ore al giorno, a cena o davanti alla tv, parlando prevalentemente «di soldi e spese della casa»: in sette famiglie su dieci non si parla d’altro! Ma nessun adolescente è sfiorato dal problema che, se i soldi non ci sono, non ci sono neppure per il telefonino. Il 51% lamenta anche che i «problemi tra i genitori rappresentino, in loro presenza, uno dei temi più discussi». Per il resto si parla di notizie o, al quarto posto, della loro giornata. 
Ma il rovescio della medaglia rivela chi sono questi adolescenti-accusatori. Per il 66% degli intervistati la cosa più importante della vita è l’amicizia; la seconda (53%) far soldi. Viene il dubbio che di potenziali Pietro Maso ce ne sia più d’uno. Solo al settimo posto - dopo la libertà, il divertimento, il diventare famosi e la fidanzata - gli adolescenti ritengono importanti per la loro vita anche i genitori. Fatti recenti hanno messo in luce questo aspetto. Meno importanti della famiglia sono solo la società, la fede, e la scuola, che è «un obbligo al quale non ci si può sottrarre». Tutti, dunque, si sentono interpreti di Rousseau; la scuola fa male, meglio imparare dai sensi. E se questi conducono all’errore, la colpa è dei genitori. Che non sono quelli che i ragazzi vorrebbero avere per instaurare un rapporto come quello tra Cesare e Paolo Maldini, Piero e Alberto Angela, Adriano e Rosita Celentano! E siccome i genitori non sono i migliori del mondo, gli adolescenti preferiscono imitare amici (49%), calciatori (38%) o cantanti (35%). 
Tutta colpa dei grandi? A sentire Don Mazzi parrebbe di sì. «Tutti sparano sugli adolescenti perché hanno paura ad ascoltarli. Non c’è un adolescente tipo, sono tutti diversi, sensibili, e noi adulti non abbiamo risposte. I genitori amici sono un disastro, mentre non vedo nulla di male se loro prendono a modello un cantante». E se gli adolescenti non leggono «è colpa dei giornali, che dovrebbero essere più seri e della scuola, che non insegna ad usare i mezzi di comunicazione». La soluzione, per Don Mazzi - che nell’incontro di ieri all’università Cattolica di Milano, coordinato dal professor Giuseppe Vico, ha presentato anche il proprio libro «Ala di riserva. Adolescenza, terra di qualcuno?» - è «dar spazio ai pedagoghi e toglierlo agli psicologi». 
Era presente anche Ringo, il dj di Rtl 102.5, il quale, da neo-papà che va in discoteca di notte, ha mostrato equilibrio: «I giovani vanno aiutati dalle istituzioni, ma noi spendevamo soldi anche per vedere le mostre di Andy Warhol e non solo per il motorino. E poi - ha ricordato con tenerezza - in fondo fa piacere che ancora oggi mia madre mi chieda se ho messo la maglietta per non prendere freddo»
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