RIFLESSIONI SUL REFERENDUM

Cecilia Capoccia  * 24 maggio 2005 *  Torna indietro... * Puoi premere ALT+I e INVIO  Chiudi la pagina web * Puoi premere ALT+X e INVIO (cultura)* Caratteri grandi-medi-normali * Accessibilità


Lavoro nel Comune di Veglie (LE) da 23 anni. 
Vorrei qui esprimere la mia opinione sul Referendum sulla procreazione medicalmente assistita.
La mia scelta è di votare "no" ai quattro quesiti.

Penso che ognuno maturi le scelte sulla base delle proprie esperienze personali, sono esse che arricchiscono la personalità di ciascuno.
Sono convinta che nessuno schieramento politico può dare indirizzo su problemi di ordine etico.

Sul primo quesito che propone l'eliminazione del divieto di ricerca sull'embrione, che la legge impedisce in tutte le forme fino a vietare il congelamento dell'ovocita fecondato, firmerò "no". Siamo sempre comunque di fronte ad una clonazione, anche se terapeutica; consiste sempre nel trasferimento di nucleo di cellule somatiche (cioè di quelle dei tessuti), in ovuli, e che poi comporta la soppressione di questi embrioni clonati allo stadio di blastocisti per poterne prelevare le cellule.
Anche l'ONU ha dichiarato illecita tale sperimentazione, anche se è stata una dichiarazione di principio.
Dal momento che la ricerca scientifica ha prodotto notevoli risultati per la cura delle malattie partendo dalle cellule staminali adulte e dal prelievo delle cellule staminali del cordone ombelicale, si possono intensificare queste vie, senza agire sulla manipolazione della vita.

Non si può condividere il principio che tutto ciò che è ricerca sia eticamente accettabile. Anche nei lager nazisti si effettuavano ricerche scientifiche.
La scienza ha come obiettivo di proteggere la vita, se decide di farne a pezzi una per salvarne altre non è scienza ma scientismo.

Riguardo ai diritti dell'embrione, ritengo che l'ovocita sin dalle prime fasi della fecondazione sia già vita, perchè ha in sé tutta la potenzialità per esprimere il meraviglioso patrimonio genetico che in seguito potrà svilupparsi come embrione, feto, nascituro, unico e irripetibile.
Sulla questione dell'aborto, le parole più alte e più chiare le ha dette un grande laico come Norberto Bobbio in una intervista a Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera l'8 maggio del 1981: egli sottolineava il diritto fondamentale del concepito, si stupiva che i laici lasciassero ad altri "il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere", e affermava inoltre che "il suicida dispone della propria vita. Con l'aborto si dispone della vita altrui".

Il diritto alla vita è sacrosanto e noi donne siamo "umili" contenitori di essa.

Sono a contatto ogni giorno con bambini e mamme e posso ritenermi "esperta" di maternità, per natura, perchè madre di una ragazza di 25 anni e di un ragazzo di 18 anni, e per lavoro; i bambini che curo li ritengo miei figli, perchè per anni ne condivido malattie, angosce, paure, ansietà ed altro.

Questo lavoro mi ha dato molto dal punto di vista professionale e umano; maggiormente ho fatto tesoro delle esperienze dolorose di famiglie che hanno avuto, o hanno ancora nel loro nucleo, un bambino con gravi patologie o disabilità.
Se il nascituro ha delle imperfezioni, non spetta a noi ergerci a giudici e sopprimerlo; perchè l'imperfezione è insita nella stessa natura umana (tranne che non vogliamo sposare la teoria della "perfezione della razza") e anche perchè durante la vita siamo tutti potenzialmente esposti al rischio di imperfezioni (chi può mettere un'ipoteca sul proprio futuro?).
Un bambino malato esprime gioia di vivere se chi gli sta intorno, famiglia o società, gli dimostra amore e solidarietà.

Una sola parola sulla genitorialità naturale e affettiva. Il bambino diventa figlio della coppia quando gli si dà amore e cure per accompagnarlo alla completa realizzazione di sé, lungo il percorso della sua vita. Ho esperienza di famiglie adottive meravigliose e di altre naturali, così disattente...
 

Cecilia Capoccia

 
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