La decisione
del Tar sulle richieste dei parenti dei vigilantes trucidati dalla banda
di Di Emidio
Grottella, risarcimento più vicino
Secondo il
Tribunale amministrativo fu un delitto di «evidente natura mafiosa»
«Il
Comitato di solidarietà deve approfondire le sentenze di condanna»
Veglie. Il Tar dà ragione ai parenti delle vittime della
strage della Grottella. E' illegittima la loro esclusione dal Fondo di
rotazione. E adesso il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di
tipo mafioso ha novanta giorni di tempo per riesaminare le richieste di
risarcimento.
L'ordinanza della Prima sezione del Tar (presidente Aldo Ravalli,
consigliere Enrico D'Arpe, estensore Giovanni Palatiello) rimette ordine
in una vicenda che non ha mancato di alimentare polemiche. Ma i giudici
fissano anche alcuni criteri di cui il Comitato deve tenere conto
nell'esame della richiesta di risarcimento.
Il primo riguarda l'«evidente natura mafiosa» della strage della Grottella.
E i giudici si soffermano sull'appartenenza del capo della banda, quel
Vito Di Emidio detto Bullone, ad un'organizzazione associata alla Sacra
corona unita; appartenenza «acclarata con sentenza passata in giudicato».
Ci sono poi altri elementi che evidenziano la natura mafiosa dell'assalto:
«L'invio di parte dei proventi della rapina ad affiliati detenuti in
carcere, nonché le modalità, di inaudita violenza, con cui è stato
compiuto l'assalto ai due furgoni portavalori della Velialpol, chiaramente
intese ad intimidire la società civile».
Eppure di tutto questo non v'è traccia nella valutazione fatta dal
Comitato che si è limitato riscontrare la corrispondenza dei reati per i
quali gli imputati sono stati condannati. Una valutazione censurata dal
Tar: «Il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso
deve compiere un approfondito esame delle sentenze di condanna che hanno
sancito la colpevolezza degli imputati, comprese le relative motivazioni,
nonché gli atti di indagine e quelli del dibattimento allo scopo di
verificare in maniera autonoma se, al di là degli specifici titoli di
reato contestati, la condotta degli autori fosse caratterizzata da una
matrice chiaramente mafiosa». E il legislatore individua in «tale matrice
il presupposto necessario e sufficiente per la concessione dei benefici».
Il Tar, poi, ricorda che il Comitato può vantare ampi poteri di
integrazione istruttoria e autonomia di accertamenti e che non è vincolato
al giudicato penale. Si tratta dunque di un'ordinanza che spiana la strada
ai risarcimenti, chiesti dai parenti delle vittime, assistite dagli
avvocati Gaetano Gorgoni ed Ennio Cioffi. |