NON VOGLIAMO TROPPE ANTENNE SULLE NOSTRE TESTE
da: Gazzetta del Mezzogiorno. 31 gennaio 2001
VEGLIE - Gli amati-odiati telefonini sono sempre più spesso fonte di preoccupazioni, non solo per le conseguenze sul nostro portafogli, questione sulla quale ognuno può autonomamente prendere le precauzioni del caso, ma anche e soprattutto per il timore che anch'essi rientrino nella lista nera di «quello che fa male». Così in questi giorni a Veglie si è costituito un comitato cittadino per la salute pubblica, «contro l'inquinamento elettromagnetico e l'installazione di ripetitori telefonici e di antenne radio e video nel centro del paese».
Dipingono Veglie come terreno fertile dove le antenne di ogni genere si riproducono e vivono in spazi anche limitati: «In un raggio di 500 metri - affermano quelli del comitato - sono concentrate l'antenna di una radio locale e due ripetitori per telefonia mobile uno dei quali è molto vicino alla scuola elementare Marconi».
I negozianti di via Diaz, all'inizio della
quale si stanno svolgendo i lavori per l'installazione di un ripetitore, insieme
ad altri cittadini e a esponenti di Legambiente, stanno organizzando una
raccolta di firme. "Non sappiamo quanto
riusciranno a fare le nostre firme • dice un commerciante • ma noi vogliamo far
capire la nostra preoccupazione: non abbiamo potuto sapere nulla prima che
iniziassero i lavori di installazione e adesso non sappiamo se saremo ascoltati
dalle istituzioni». «Ci sono istituzioni che altrove - aggiunge il commerciante
- si sono dimostrate ferme nel difendere la salute della comunità, quindi si può
lottare. I timori sono tanti: qui c'è una scuola a pochi passi e nessuno sa dire
cosa possa accadere nel
Il comitato spera in una prima reazione già domani: nel Consiglio comunale, in programma per le 17, il sindaco potrebbe rispondere all'interrogazione presentata dall'opposizione in merito all'autorizzazione data all'azienda di telefonia mobile» per l'installazione del ripetitore prima dell'approvazione del regolamento bloccato dal Coreco e in mancanza di un chiaro quadro normativo.
Il
problema dell'assenza di una legge-quadro nazionale che indirizzi precisamente
le Regioni e gli enti locali è lamentato anche dal sindaco Roberto Carla: «Ben
venga il comitato di cittadini, c'è tutta la disponibilità da parte nostra a
riconsiderare questi problemi nel momento in cui ci saranno strumenti
legislativi adeguati. Ma non
credo che queste persone abbiano oggi dati certi che ci permettano decisioni
diverse da quelle adottate».
Rispetto all'autorizzazione già data, Carlà dice: «Allo stato attuale una
volta avuti i pareri positivi della Regione e del Presidio multizonale di
prevenzione, non possiamo non dare l'autorizzazione richiesta, a meno di
rischiare che l'azienda che si è vista negare una concessione senza validi
motivi possa in futuro esigere il risarcimento dei
danni
In questo momento l'azione del comitato per la salute pubblica rivela in sostanza un crescente allarme attorno alle problematiche del cosiddetto elettrosmog: alcuni studi sembrano attestare fra l'altro che le emissioni di un'antenna radio siano molto più dannose di quelle dei ripetitori della telefonia mobile. Talvolta per sdrammatizzare si fa il solito paragone con le tante fonti domestiche di analogo e forse più grave inquinamento. Ma la preoccupazione di tutti è che queste fonti di rischio • se pur potenziale e non del tutto dimostrato - si diffondano ancora: già si parla di altre richieste in arrivo per l'installazione di nuovi ripetitori. E allora, sarà pur vero che i nostri cari elettrodomestici sono altrettanti dannosi, ma, come diceva Totò, «è la somma che fa il totale».
Alessandra Spagnolo