Risposta a Catamo: riflessioni sul canalone
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da: Giovanni Caputo 28 marzo 2002 * "Politica"
Risposta
all'assessore Catamo "Ho
fornito le risposte dovute con l'ausilio dell'ufficio tecnico"
ha sostenuto l'assessore Catamo, nella dichiarazione di
qualche giorno fa alla stampa, dando per intendere che le sue
sono posizioni neutre, prese in prestito dai tecnici, i quali
nelle loro scelte, sono sorretti solo dalla conoscenza della
propria disciplina. Pertanto ai politici non spetta altro che
difendere queste scelte, anche quando le stesse risultano
palesemente in contrasto con l'interesse generale, che si
vorrebbe perseguire. Assessore
Catamo, lei ha ricevuto in eredità un progetto di
sistemazione idraulica sul quale, non essendo all'epoca
dell'approvazione il responsabile dei L.L.P.P., non ha avuto
modo di documentarsi e di verificare se le soluzioni che i
tecnici proponevano fossero le uniche, in grado di risolvere
gli allagamenti causati da eventuali alluvioni. C'era la
necessità di intercettare i finanziamenti comunitari,
pertanto non ci si è soffermati sulle soluzioni tecniche del
progetto. La cosa importante erano i soldi. Non se la
prenda, molti avrebbero agito come lei e, come lei avrebbero
sbagliato. Poiché si sarebbero resi responsabili dei gravi
danni che l'opera avrebbe arrecato all'economia, all'ambiente
e al paesaggio di Veglie. Come ai bei tempi in cui
l'attenzione era concentrata più sul finanziamento che
sull'opera da realizzare. L'importante era costruire,
cementificare, realizzare opere con buona pace del territorio,
dell'ambiente, della vocazione economica del luogo, dei reali
bisogni di una comunità. Assessore
Catamo, ricordo di averla sentita, in un passato non molto
lontano, scagliarsi contro questo tipo d'interventi. Ora, però,
il ruolo istituzionale, la difesa della maggioranza, i
colleghi collegati al cemento, i finanziamenti promessi, la
legittima vanità di passare alla storia, la mettono nella
insostenibile posizione di dover portare avanti un'opera, che
lei, data la sua formazione, in tutti i modi avrebbe cercato
di ostacolare. E passo ad elencare i motivi che l'avrebbero
vista avversario convinto dell'intervento. -
Cultore di storia e tradizioni locali, lei non avrebbe
permesso che tonnellate di cemento facessero scempio di
oliveti secolari e pregiati vigneti. L' identità e la memoria
di una comunità sepolta dal calcestruzzo. -
Lei animatamente avrebbe sostenuto che gli invasi, dove
l'acqua sarà convogliata, avrebbero rappresentato un pericolo
d'inquinamento, perché il rischio di trasformarsi in
cloache a cielo aperto sarebbe stato molto elevato. -
Attento all'uso del pubblico denaro, lei avrebbe tuonato,
forse in maniera retorica e barocca, contro il partito della
spesa facile, additando al ludibrio generale quegli
amministratori scellerati, che si accingono a sperperare 10
miliardi per un'opera inutile. Avrebbe sostenuto che in un
secolo a Veglie erano avvenuti solo due allagamenti. -
Fatti i calcoli, lei avrebbe denunciato il costo che il Comune
era obbligato a sopportare per difendersi dai centinaia di
ricorsi legali, che i proprietari danneggiati avrebbero
intentato. -
Lei avrebbe sostenuto di non far altro che riportare le
lamentele di centinaia di persone, che la fermavano per
strada, indignate dalla protervia di amministratori (lei
avrebbe detto comunisti) insensibili alle esigenze reali della
gente. Avrebbe
affermato questo ed altro ancora, sostenuto da una dialettica
patriottarda e convintamente populista, che in più occasioni
ha dimostrato di manipolare con una certa disinvoltura. Che
peccato! Ora non lo può sostenere. Anzi corre seriamente il
rischio che il naso subisca indesiderate trasformazioni, nel
tentativo di convincersi e di convincere della bontà delle
opere inutili e dannose. Giovanni
Caputo
(già assessore ai Lavori Pubblici durante le Amministrazioni
Greco) |