Il Codice da Vinci

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da: Claudio Penna, 10 febbraio 2005 * "Libri"

 

Il Codice da Vinci,Thriller di Dan Brown. Ed. Mondadori Omnibus, 2003, 532 pagine.
Da qualche giorno ho terminatola lettura
del Codice da Vinci, di D. Brown. Si tratta di un giallo, un thriller americano, che è riuscito a trovare l'argomento giusto per far parlare di sè: la religione cristiana. Il resto degli argomenti presenti nel testo sono arcinoti (Leonardo da Vinci, la ricerca del Graal o del Gradale - come lo chiama U. Eco nel suo Baudolino-, gli scritti apocrifi, la simbologia precristiana,... insomma ha creato un miscuglio completo di tutto ciò che è leggenda-storia-mistero-falsità.

Il problema di fondo è che gioca sull'ignoranza di molte persone su questi argomenti, tanto da mettere in crisi chi non ha un po' di basi. Non occorre molta cultura per capire che ci troviamo di fronte ad un semplice giallo dagli improvvisi colpi di scena (anche se alla fine questi colpi di scena cominciano ad essere alquanto prevedibili). Dalla sua ha che parte da personaggi e da situazioni realmente esistite o esistenti (come l'Opus Dei, anche se lui parla di un'altra Opus Dei, i templari, le crociate, ecc...) sulle quali costruisce la sua storia fantastica (nel letterale senso della parola).

Si sono scomodati in molti a perorare la causa del cristianesimo contro questo testo, forse in modo anche esagerato, perché - lo ripeto - non occorre molta cultura per rendersi conto di diversi errori voluti o ignorati, e anche di diverse affermazioni a dir poco ridicole.
Da sempre, chi ha voluto "scandalizzare" o far parlare di sè, ha messo sul piatto argomenti religiosi, se a questo aggiungiamo che se ne sta per fare un film diretto da Ron Haward (quindi la pubblicità sul libro serve ancora di più), se aggiungiamo che Repubblica lo ha "bruciato" a pochi euro (meno di 6 euro insieme a Repubblica), lo scenario si fa ancora più chiaro.

Io voglio aggiungere solo qualcosa a quanto già ha affermato addirittura Massimo Introvigne, uno dei massimi esponenti, a livello mondiale, delle religioni, il quale ha anche messo in linea delle FAQ proprio sul Codice da Vinci.
La mia opinione è che l'autore, si aspettasse tutto questo, ma... la fama sembra non avere prezzo: l'importante, come spesso accade ultimamente, è che se ne parli, in bene o in male, ma che se ne parli. Anche al costo di favorire un mucchio di sciocchezze o di falsità storiche e religiose; è il famoso fine che giustifica i mezzi.

Uno dei maggiori falsi è l'affermazione che i Cristiani hanno riconosciuto Gesù come Dio soltanto dopo il Concilio di Nicea, del 325, voluto da Constantino. E' vero che quel Concilio, come tutti i primi 7 grandi concili ecumenici, sono stati presieduti da imperatori (ma questo ha a che fare con il concetto che avevano gli imperatori orientali nei riguardi della religione, non dimentichiamo che erano chiamati Pontefici Massimi!). Ma non è vero che Gesù Cristo è riconosciuto come Dio dal 325 in poi. Addirittura, la testimonianza di questo non la troviamo solo negli scritti cristiani del Nuovo Testamento, ma anche in documenti non cristiani.
Siamo in piene persecuzioni romane contro i cristiani, ordinate da Nerone nel 64 d.C. Plinio il Giovane (63-113 circa d.C.), è il governatore romano della Bitinia (Asia Minore), scrive all'imperatore Traiano chiedendogli consiglio su come comportarsi verso i cristiani quando questi vengono portati davanti ai tribunali. Nella lettera c'è un passo interessante: "Erano soliti [i cristiani] radunarsi in un giorno stabilito, all'alba, per inneggiare a Cristo che essi consideravano come loro Dio..." (Plinio il Giovane, Epistola X, 96).

Brown parla della Bibbia, e del Nuovo Testamento in particolare, come di un "falso storico". Conviene leggere queste parole di F.F. BRUCE in "Documento del Nuovo Testamento": "Forse possiamo meglio apprezzare la ricchezza dei manoscritti neotestamentari che abbiamo, paragonandoli a quelli di altre opere antiche. Per il De bello gallico di Cesare, composto tra il 58 ed il 50 a.C., abbiamo parecchi manoscritti, ma solo nove o dieci sono buoni e il più antico fu copiato novecento anni dopo Cesare!
Dei 142 libri della Storia di Roma di Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) ce ne restano trentacinque, in venti manoscritti di qualche valore, uno solo dei quali (con frammenti dei libri 3-6) risale al secolo IV.
Dei quattordici libri delle Storie di Tacito (verso il 100 d.C.) ci sono giunti solo quattro libri e mezzo; dei sedici libri dei suoi Annali ne restano dieci e qualche brano di altri due. Il testo di queste due grandi opere storiche dipende interamente da due manoscritti, uno del secolo IX, l'altro dell'XI. I manoscritti di altre sue opere minori (Dialogo degli oratori, Agricola, Germania) derivano tutti da un codice del secolo X.
Le Storie di Tucidite (circa 460-400 a.C.) ci è giunta in otto manoscritte, il più antico dei quali risale al secolo X, e in alcuni frammenti di papiro che appartengono all'inizio dell'èra cristiana.
Lo stesso vale per le Storie di Erodoto (circa 488-428 a.C.).
Eppure nessuno studioso di letteratura classica si permetterebbe di mettere in dubbio l'autenticità di Erodoto o di Tucidite solo perché i manoscritti delle loro opere che ci possono interessare furono scritti 1300 anni dopo gli originali (quindi il confronto non può assolutamente avvenire con gli originali, ma con copie successive di 1300 anni, ndr.)
Sotto questo aspetto è infinitamente migliore la situazione del Nuovo Testamento. Oltre ai due eccellenti manoscritti del IV secolo - i più antichi dei moltissimi che conosciamo -  ci restano frammenti notevoli di copie di papiro di libri del Nuovo Testamento che risalgono a cento o duecento anni prima. I papiri Chester Beatty, la cui esistenza fu resa pubblica nel 1931, sono costituiti da frammenti di undici codici di papiro, tre dei quali contengono la maggior parte degli scritti neotestamentari. Uno di questi codici, con i quattro Vangeli e gli Atti, appartiene alla prima metà del III secolo (non dimentichiamo che i Vangeli sono stati scritti alla fine del I secolo, ndr!). Un altro, con le lettere di Paolo e la lettera agli Ebrei, fu copiato all'inizio del III secolo; il terzo, che contiene l'Apocalisse, appartiene alla seconda metà dello stesso secolo. Ancora più antico è il frammento di un codice di papiro che contiene Giovanni 18, 31-33.37ss, custodito nella biblioteca John Rylands di Manchester; in base a prove paleografiche si può farlo risalire al 130 d.C.".

Aggiungo io, che il Nuovo Testamento si trova comunque in codici molto vicini a quando sono stati redatti. Non dimentichiamo che i Vangeli e le Lettere di san Paolo e quelle canoniche di altri apostoli, sono state redatte quando ancora erano vivi molti testimoni oculari degli avvenimenti che essi raccontano!
Abbiamo moltissimi manoscritti per studiare il Nuovo Testamento nel testo greco originale. Un elenco recente enumera circa 90 papiri (sono quindi, di solito, gli scritti più antichi), 260 manoscritti unciali (scritti in lettere greche maiuscole, di solito su pelle); più di 2700 manoscritti minuscoli (con lettere greche corsive, di solito posteriori agli unciali). Ci sono inoltre più di 2200 lezionari manoscritti. La maggior parte di essi risale al massimo all'VIII secolo. Il manoscritto più famoso è il Codice Sinaitico, che risale al IV secolo; dello stesso periodo è il Codice Vaticano, privo però di alcune pagine alla fine del Nuovo Testamento.
Concludendo, possiamo dire che la Bibbia, e il Nuovo Testamento in particolare, sia uno dei libri che meno di tutti può definirsi un falso storico.

 

N.B. Con codice si intende una specie di libro simile ai nostri, ottenuto rilegando insieme le pagine. Il Codice Sinaitico, per esempio, è scritto su pergamena, cioè su pelle di pecora o capra, seccata e lucidata con pietra pomice. Per preservare questi preziosi manoscritti si usano tecniche raffinate.

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