Il gemello di Calvino

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segnalato da: Dania, 21 marzo 2002 * "Libri"

 

Primo Levi in TV   VI°  - Il gemello di Calvino e la possibilità di fare poesia dopo Auschwitz -

Mi è difficile parlare di Italo Calvino perché non lo conosco solo come lettore ma anche come amico, come vecchio amico. E devo dire che per la cultura italiana rappresenta un personaggio che non sarà sostituibile;  non sarà sostituito, perché radunava in lui due qualità, sue, uniche: una cultura vasta che...versatile, sui due versanti.

Figlio di scienziati,  era, a modo suo, uno scienziato lui stesso ed era anche un poeta e, soprattutto un uomo acutissimo, in grado quindi di penetrare in modo fulmineo, da poeta e da scienziato, all'interno della natura. Dei suoi libri, soprattutto,  io ammiro la sua penetrazione della natura.

-un ricordo personale-

E' il ricordo che ci lega e che ci ha legati per tutti questi quaranta anni. Dirò questo: che il suo primo libro ed il mio primo libro, il suo "Il sentiero dei nidi di ragno" e il mio "Se questo è un uomo" sono stati recensiti nella stessa recensione da Arrigo (Cagliume?) sulla Stampa e quindi siamo stati promossi scrittori nello stesso istante. Ci sentivamo come due gemelli, benché lui fosse di quattro anni più giovane di me. Poi lui ha seguito con costanza la carriera del letterato e del critico e dell'intenditore e io ho deviato, ho fatto il chimico per trent'anni e lui mi invidiava per questa mia esperienza materiale, con la materia e io invidiavo lui per aver potuto costruire una sua vita in un modo più coerente della mia.

-Le poesie sono venute prima o dopo di "Se questo è un uomo" e "La tregua" che sono i libri che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo?-

Prima, anzi contengono molti dei temi svolti poi in questi due libri.

-Eppure Adorno aveva scritto che dopo Auschwits non si può fare più poesia-

Ecco, io correggerei questo enunciato di Adorno. Direi che dopo Auschwitz non si può più fare poesia se non su Auschwitz o perlomeno tenendo conto di Auschwitz, qualcosa con Auschwitz, qualcosa d'irreversibile è successo nel mondo.

-La guerra è la morte dell'arte?-

Purtroppo no, purtroppo no, quantunque la guerra sia la morte e l'arte sia la vita, fin dall'Iliade, fin dall'Antico Testamento, dico, ripeto, purtroppo, convivono, pare che esiste un bisogno umano di esprimere in poesia anche le cose atroci. Anche la guerra.