8 APRILE
2005
D'Elia * 10 aprile 2005 * __Chiudimi_|x|__ (politica)
Una giornata particolare, unica ed intrisa di emozioni, è quello che ho percepito a Roma prima e durante i funerali del Papa.
Decido di partire giovedì notte, intenzionato ad andare a Roma, nonostante il diniego di Guido Bertolaso (capo della protezione civile). Il treno è semivuoto, sintomo di una forte presenza a Roma già dai giorni precedenti. Dopo un noioso viaggio arrivo a Roma Ostiense, dove trovo l'ultima corsa metropolitana per Roma S.Pietro. A coordinare la gente in arrivo ci pensa l'efficientissima protezione civile. Giunto a Roma S.Pietro seguo la folla di gente diretta al “cupolone”e subito entro nell'atmosfera: gruppi di ragazzi che inneggiano cori al Papa, gente che si dirige all'unisono verso piazza S.Pietro, una miriade di divise, sia civili che militari, pronte a far defluire il traffico di gente. Ma, fatti pochi passi, mi trovo davanti ad uno scenario surreale: centinaia di migliaia di persone stese a riposare nei propri sacchi a pelo, sui cartoni, sui gradini ed in ogni posto possibile ed immaginabile, gruppi di persone che, apparentemente, girano senza meta, una marea di gente di ogni lingua e nazionalità; per un giorno mi sono sentito quasi uno straniero in Italia...
Mi ritrovo disperso in quella folla e, per un momento, decido di sostare di fronte ad un maxischermo, in mezzo ad una comunità polacca, consapevole del fatto che, forse, avrei seguito lì i funerali del Papa. Dopo un po' di tempo, però, decido di andare via, perchè mi sentivo solo in quella massa di gente (nessun amico ha voluto seguirmi in quel folle viaggio...!) e cerco di girovagare per le vie di “Roma S.Pietro”. Ovunque vedo masse di fedeli che pregano, ovunque vedo gruppi di polacchi nei loro costumi tipici, ovunque noto facce stanche e desiderose di trovare un riposo impossibile in quell'occasione.
Passeggiando dall'una alle tre di notte nei pressi di Castel S.Angelo vedo uno scenario indescrivibile a parole: gruppi di giovani che piantano le tende, gruppi che passano il tempo a suonare la chitarra e a chiacchierare tra loro, gente che tenta in tutti i modi di convincere i volontari della protezione civile ad aprire i varchi per Piazza S.Pietro, polacchi che scattano le foto un po' dappertutto, addirittura gente che gioca a pallone...non sembra affatto il momento prima di un funerale, ma un ambiente di festa e di svago; lo ammetto, qualche scena mi ha addirittura fatto ribrezzo, più che altro per la mancanza di rispetto nei confronti di un defunto, ma con tutta quella gente simili scene sono inevitabili.
Ho invece apprezzato l'organizzazione dell'evento. In particolare la protezione civile e la croce rossa erano sempre presenti e sempre pronte ad aiutare: è straordinario vedere volontari che, dopo chissà quanto tempo di lavoro, sono cortesi nell'aiutare gli altri e nel dare indicazioni a tutti, sempre con gentilezza e disponibilità. In ogni posto, in ogni zona affollata, ci sono i volontari della protezione civile a distribuire gratuitamente e con un sorriso le bottiglie di acqua, in tante zone distribuiscono coperte per la gente sprovvista di tenda o sacco a pelo, in ogni posto presenti per dare una mano.
Però, ho visto anche il lato negativo della serata: il troppo consumismo. Mi ha dato un fastidio enorme vedere enormi quantità di bottiglie di acqua distribuite dalla protezione civile buttate via, anche semi aperte, mucchi di rifiuti lasciati in ogni dove, anche accanto ai sacchi dell'immondizia. Ho visto il lato peggiore della gente, quello consumistico, quello che crede che buttare via una bottiglia d'acqua piena non sia un problema, tanto se ne trova sempre un'altra, quello che crede che si può lasciare sporca Roma, perchè non è la sua città, quello che prende un evento del genere come una scampagnata, una gita fuori porta. Ho visto un consumismo che lo stesso Giovanni Paolo ha combattuto strenuamente in tutta la sua vita e che la gente ha ormai radicato nei suoi costumi.
Alle quattro di mattina, dopo aver provato a dormire su una scomoda panchina, decido di chiedere ad un volontario della protezione civile l'orario di apertura di Piazza S.Pietro; dopo aver ricevuto un po' di spiegazioni, mi metto in fila vicino al “ponte Vittorio Emanuele” dove un folto gruppo di polacchi è già in attesa. Schiacciato come una sardina attendo per più di due ore, sognando un bagno e una panchina dove sedermi, ma i miei sogni vengono infranti da una sirena dell'ambulanza: qualcuno, in quella folla, si è sentito male ed è stato portato via, non senza qualche difficoltà per l'autista. Alle 6:15 aprono le porte e tutti ci dirigiamo in gran fretta verso S.pietro, ma la via ci è sbarrata da una fila enorme di persone entrate da via della conciliazione. Qui diventa una gara a chi spinge di più e qui vedo un'altra volta il lato peggiore della gente, in massima parte degli italiani...sento qualche bestemmia e qualcuno che offende dei ragazzi seduti lungo via della conciliazione. Vedo la compostezza e l'apparente devozione della gente polacca ed ammiro la loro forza fisica: 24 ore di viaggio dalla polonia a roma ed altre 5 (o più) ore in fila. Mentre noto tanta gente italiana che perde la pazienza, urla, si dimena e non esita a spintonare chiunque pur di entrare. Un simile comportamento mi ha fatto sentire molto amareggiato e mi ha fatto vergognare di essere italiano...
dopo più di due ore di fila, entro in Piazza! Finalmente! Non ci credevo più! Certo, sto davvero indietro, ma mi sento orgoglioso solo di esserci arrivato! Non riesco a sedermi a terra, data l'innumerevole folla di gente, ma sento poco la stanchezza perchè non riesco a staccare gli occhi dalla gente: vedo tantissime bandiere di tantissimi paesi del mondo, anche se la maggior parte di loro è bianco rossa (la bandiera polacca), sento intorno a me tante lingue e, per un giorno, mi son sentito cittadino del mondo. Dopo mezz'ora ecco il colpo di fortuna! Decido di andare in bagno, il quale è situato sotto il porticato, una zona chiusa dalle forze dell'ordine per ovvi motivi di sicurezza (accanto ai porticati ci sono gli ingressi secondari per la basilica, da dove sono entrati cardinali ed i personaggi politici di tutto il mondo), quindi aspetto di poter entrare, ma senza troppa convinzione. Dopo un ora quasi miracolosamente la guardia di finanza ci fa entrare in piccoli gruppi e finalmente trovo uno dei famosi bagni chimici...dopo di che decido di seguire la folla e mi trovo alla fine del porticato in uno degli ingressi alla piazza. Da qui, in fila per il metal detector, vedo passare cardinali del calibro di Tettamanzi, che saluta la folla e capi di stato del calibro di Viktor Yushenko (presidente Ucraino). Entrato di nuovo in Piazza non riesco a crederci! Sono a meno di 30 metri dal sagrato, quasi vicino al maxischermo e con intorno tanti polacchi simpatici e cordiali. Mi sento bene.
Inizia il rito funebre, presieduto da Joseph Ratzingher si svolge in un silenzio quasi surreale, rotto molto spesso dagli applausi e dai cori della gente al grido di “viva il papa”, “Santo subito” o “Giovanni Paolo”. Ciò che noto di più in questo solenne rito è la bara, umile e povera, che stride con la ricchezza dei paramenti sacri indossati dai cardinali. Una bara umile che un papa umile ha voluto.
All'omelia mi addormento per un po', spossato dalla fatica, per poi riprendermi alla preghiera dei fedeli recitata in tante lingue.
Alla fine della messa un lungo, interminabile applauso mi commuove. Prima di vedere il feretro entrare per sempre in basilica, la gente ha deciso di dimostrare il suo affetto al papa con un applauso infinito e con dei cori di affetto. Sono soprattutto i polacchi a dimostrare l'affetto per Karol, un affetto dimostrato già ampiamente con la loro presenza a Roma.
Terminata la messa decido di restare a S.Pietro per un po'. Non so perchè, ma sento la necessità di rimanere qui a respirare un aria di pace, di festa, di commozione e di preghiera. Sinceramente non prego quasi mai e mi considero un cristiano (non cattolico, cristiano) dubbioso e poco praticante, ma questa giornata mi ha dato modo di capire quanto fosse bello essere cristiani veri, con una fede forte, una fede che invidio a molti ma che non credo di avere.
Nemmeno la pioggia fa scappare via la gente dalla piazza, che assiste ai canti ed alle danze dei giovani polacchi i quali, nonostante la pioggia, continuano per tanto tempo i canti di gioia in onore del loro Karol, uno di loro.
Solo dopo essermi inzuppato abbastanza decido di andare, a piedi, verso Roma termini (che probabilmente prenderà il nome di Giovanni Paolo II il Grande) concedendomi il lusso di visitare un pezzo di Roma antica sotto una pioggia incessante. Ancora in treno sento i discorsi sul papa e sulla giornata trascorsa e mi sento un po' malinconico a lasciare la grande Roma e la grande cupola, ma mi sento anche sereno, una serenità che non provavo da tanto.
Per concludere: ho vissuto una giornata di lutto e di festa, ho scoperto un legame forte con il popolo polacco, un popolo di gente splendida, cordiale ed espansiva, ho ritrovato un po' di serenità e ho conosciuto meglio il “rivoluzionario” della chiesa cattolica, Karol Wojtyla.
Un giovane sereno