RISPOSTA A "FIAMMA TRICOLORE"
Maria
Gigante * 28 dicembre
2005 *
(pensieri)* Caratteri grandi-medi-normali *
Accessibilità
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il
primo è necessariamente di natura politica. Lo SDI
è
il partito di cui ho la tessera, ma chi mi conosce bene sa che non ho
condiviso
le scelte fatte dal mio partito né quando si
alleò con la coalizione che portò
al governo del paese l’amministrazione Carlà,
né quando in tempi più recenti si
è alleato con la coalizione che ha portato alla vittoria
l’amministrazione Fai.
Non ho condiviso queste scelte perché io sono convinta che
lo SDI debba cercare
alleanze in quella che è la sua area politica e
cioè con i partiti della
sinistra. Chi mi è molto vicino conosce anche una scelta che
io ho fatto
nell’ultima consultazione elettorale per le amministrative di
Veglie: in
quell’occasione ho preferito annullare la scheda elettorale
per le comunali,
piuttosto che dare il mio voto a persone che avevano costituito le
liste in
modo funambolesco e opportunistico, creando alleanze senza
identità. Dico ciò
riferendomi non solamente agli esponenti del mio partito, ma a tutti
i candidati di tutte
le liste di tutti
gli schieramenti che si presentarono in quella tornata
elettorale. Per questa mia posizione gradirei non essere accomunata
alle scelte
politico-amministrative che fa il mio partito.
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Il
secondo chiarimento è di natura tecnica e riguarda
il progetto del CCR (Consiglio Comunale dei Ragazzi) che
portò alla
realizzazione degli impianti per
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Parliamo
ora degli impianti di Piazza Caprera, la cui
realizzazione è rimasta a metà. Gli
“autorevoli personaggi del mondo della
scuola” non condivisero a suo tempo la scelta di questa
piazza fatta da chi
allora ci amministrava per la realizzazione degli impianti di cui
parliamo, ma
ci fu risposto, proprio per quanto chiarito al punto precedente, che
noi scuola
dovevamo accettare senza commenti il luogo scelto dal comune, in quanto
proponente
del progetto. Ci sembrò anche piuttosto irrisoria la somma
stanziata per tale
progetto, che, se la memoria non mi inganna, ammontava a circa venti
milioni
delle vecchie lire. Si provò a ribadire che forse la scelta
di un luogo non già
strutturato come era piazza Caprera avrebbe fatto risparmiare la somma
necessaria a divellere tutto ciò che c’era:
impiantito, aiuole, panchine e
quant’altro, ma ci fu risposto che il comune era il
proponente a agli
amministratori competeva scegliere il luogo e stabilire i fondi
necessari, non
alla scuola. Si passò quindi alla realizzazione del progetto
che non è ancora
terminata e non so se mai lo sarà, così come per
tante altre opere pubbliche
intraprese nel recente passato e non ancora portate a termine, come
è sotto gli
occhi di tutti i vegliesi.
A questo punto, dopo aver tentato
di chiarire come stanno le cose, sono io a fare delle domande
all’autore di
quell’articolo e a tutti i cittadini, anche miei vicini di
casa che più volte
mi hanno sollecitata a fare qualcosa per risolvere il problema: cosa
può fare
la scuola in un progetto di natura
prettamente comunale? Che
colpa ha la scuola se i soldi disponibili per
il progetto sono stati spesi per divellere l’antica struttura
di Piazza
Caprera, restando così a corto di finanziamenti per portare
a termine il
progetto intrapreso? Che possiamo fare tutti noi cittadini di fronte ad
amministratori incapaci di gestire i fondi pubblici con oculatezza e
serietà,
come si conviene ad un buon padre di famiglia?
Io condivido i disagi di chi vive
nella zona di Piazza Caprera e vede i ragazzi giocare a calcio in un
campo
destinato alla pallavolo, con tutto ciò che ne consegue:
pallonate sulle auto
parcheggiate, vetrate rotte ripetutamente, chiasso nei momenti di
riposo
pomeridiano, ecc.
Non è la scuola, però, che può fare qualcosa per la soluzione del problema. Lo voglio ribadire anche a quelle persone che più volte in modo informale mi hanno contattata personalmente, dopo aver parlato con amministratori che si sono scaricate le loro responsabilità addossandole sulle scuole di Veglie.
Voglio comunicare a chi mi legge
tutta l’amarezza che provo come mamma, come educatrice e come
semplice
cittadina nel vedere che per i ragazzi nel nostro paese si fa poco
o niente. Ci si ricorda di loro, come di
tutti i deboli e senza voce, solo quando serve strumentalizzarli per
raccogliere qualche voto in più, proprio come ha fatto
l’autore di
quell’articolo di FIAMMA TRICOLORE.
Maria Gigante