PARI OPPORTUNITA' E LIBERTA' DI PAROLA
Dania
* 10 nvembre
2005 *
(pensieri)*
Caratteri grandi-medi-normali *
Accessibilità
Mentre a Veglie tanto si parlava di pari opportunità non
rispettate e ci si organizzava per raccogliere firme
affinché la Giunta Comunale contasse almeno un elemento di
sesso femminile, mi son trovata a percorrere un sentiero impervio
accanto ad una persona mai vista prima. Quella Persona semplice,
disponibile, totalmente priva di saccenteria, che non ha
disdegnato di discutere con me sulle pari opportunità, seppi
più tardi che di politica se ne intendeva, eccome!
Ha organizzato associazioni di volontariato; militato in
politica assumendo incarichi importanti, anche a livello nazionale;
vinto ardue battaglie politico-istituzionali, guadagnandosi
nientemeno che l’appellativo di
“Leonessa“. Una Signora, entrata in politica quando
di pari opportunità se ne parlava poco, che deve
il successo unicamente alla sua intelligenza, alla
sua correttezza, al suo spirito d’iniziativa, alla
sua abnegazione ed alla determinazione di
“Donna in gamba”! Sarà stata votata solo
da donne? Ne dubito: gli elogi che ho letto sul suo conto sono tutti
firmati al maschile!
Al ritorno a casa, forte di questa premessa, avrei desiderato entrare
nel vivo della discussione Vegliese sulle pari opportunità,
per dire la mia, ma ho desistito in quanto su Veglieonline
erano già intervenute, con cognizione di causa,
persone più autorevoli. Ma ora, avendo scoperto con grande
stupore che l’articolo di Marcello Spedicato è
stato sottoposto a sequestro preventivo dalla Polizia di Stato, mi
sento in dovere di dire la mia.
Non sono giudice, né avvocato e non intendo sostituirmi a
nessuno. Sono semplicemente una persona a cui
piace ragionare e discutere, che parteggia sempre per la
libertà di espressione, per la giustizia e, con questa, per
le pari opportunità. Sono contraria ad ogni discriminazione:
uomo e donna devono essere liberi d’intraprendere qualsiasi
attività verso cui si sentono portati.
Un tempo i ruoli erano ben definiti: gli uomini al potere, le donne in
cucina. Oggi le cose stanno cambiando: è facile incontrare
giovani mariti che scelgono di fare i casalinghi, mentre
molte mogli si trasformano in donne in carriera - in
molteplici campi - e nessuno se ne fa più meraviglia. Quello
che vorrei sottolineare è che solamente nel campo politico
si pretendono quote prefissate per legge. Che senso ha?
Perché mai una donna impreparata dovrebbe a tutti i costi
accaparrarsi una candidatura più consona ad un
uomo capace, o viceversa? Pari opportunità non vuol dire
uguali opportunità?
A mio avviso, una delle motivazioni per cui il numero delle donne che
si occupano di politica è ancora limitato va ricercato nel
binomio “politica=sporco”, duro a morire. Ma non si
aiutano le donne a sfatarlo spingendole a candidarsi
all’ultimo momento in qualche lista, tanto per intascare
qualche voto in più, catapultandole direttamente in campagna
elettorale ad esternare frasi tanto sincere quanto
deludenti del tipo: “non conosco i problemi, ma imparo
presto”! No, non è così che
si creano personaggi politici validi. Non ci si improvvisa in nessun
campo, tanto meno in quello politico. “Meglio cominciare con
l’iscriversi ad un partito e combattere le prime battaglie in
seno allo stesso”, consiglia la Signora di cui parlavo
prima…
Ogni cittadino vorrebbe soggiornare nella stanza dei bottoni, ma, non
essendo questo possibile, sceglierà di dare il voto di
preferenza al candidato/a ritenuto più competente e
più vicino alle proprie idee, per sentirsi veramente
rappresentato. E tanto più grande sarà
la fiducia concessa, tanto più cocente risulterà
la delusione, nel caso venissero disattese le aspettative riposte in
quella persona.
Marcello Spedicato a questo era arrivato da tempo: il suo articolo,
infatti, è tutto un elogio alla forte personalità
ed alle capacità politiche di Stefania Capoccia, unito ad un
lungo elenco di aspettative che la stessa aveva suscitato in lui per
primo, e poi in tutte le donne vegliesi, fin dal
suo ingresso in politica. Di fronte alle vicissitudini politiche
venutesi a creare coi ricorsi al TAR, con l’animo
che gridava: “ma, nooo! Ma nooo! E’ tutto
sbagliato!” ha preso in mano la penna e, lui che odiando la
pusillanimità dell’anonimato, sempre firma con
nome e cognome i propri interventi, ha messo nero su bianco per
esprimere pubblicamente tutto il disappunto ed il dispiacere,
perché, secondo il suo personale parere, le azioni
intraprese dalla Capoccia per ottenere un seggio in Giunta non potevano
che rallentare, se non danneggiare pericolosamente, quella che lui
aveva predetto come lunga e luminosa carriera politica.
Marcello Spedicato non ha origliato né ha spiato dal buco di
alcuna serratura per sbandierare il privato di qualcuno: ha solamente
espresso il suo parere personale su personaggi pubblici e su
avvenimenti politici sulla bocca di tutti.
Stefania Capoccia ha senz’altro capito con quale spirito
abbia scritto quell’articolo, tant’è
che, senza recriminazione alcuna, s’è premurata di
far pubblicare su Veglieonline un articolo dove spiega, per
filo e per segno, le motivazioni del suo agire. Questo induce a pensare
che lo scontento verso il contentuo dell'articolo sottoposto a sequestro non sia partito da lei. Da chi, allora?
Dalla lettura de “Il Canto Delle Sirene”, (che mi
sono stampata prima che venisse sottoposto a sequestro) si evince che
Spedicato non riesce a capacitarsi come Stefania Cappoccia,
che ai suoi occhi appariva come impavida condottiera del sesso
femminile, possa aver escogitato azioni che potevano solamente
danneggiare se stessa, per cui indugia a chiedersi se a convincerla ad
intraprendere una lotta intestina al suo partito non siano
stati determinanti i consigli dell’
Avvocato-politico. E qui, bisogna ammetterlo, l’articolo
contiene un “Azzeccagarbugli” di troppo, anche se
accompagnato dalla precisazione: “di manzoniana
memoria”.
Se Marcello Spedicato non amasse scrivere bene e dare scorrevolezza ai
suoi articoli con la ricerca di sinonimi atti ad evitare
ripetizioni e non avesse consuetudine di arricchire i suoi scritti
citando i classici, molto probabilmente avrebbe evitato
d’inserire il sinonimo “azzeccagarbugli”
per non ripetere tre volte di seguito il nome dell’Avvocato.
Forse sta proprio in quella parola di troppo tutta la sua colpa. Ma era
necessario far aprire un’indagine giudiziaria per questo? Davvero non
sarebbe bastata una richiesta di scuse e di rettifica, come di solito
si usa fra di noi che amiamo discutere sul web, nei siti del nostro
paese, esprimendo i nostri personali pareri?
Se ad aspettarsi delle scuse è l’Avvocato Malerba,
sono pronta a presentargli anche le mie, poiché, come
Marcello Spedicato, non essendo io specialista del settore, ma semplice
amante della penna e della discussione, potrei incorrere in simili
errori in ogni momento.
Concludendo, in attesa dell’imparziale giudizio del Giudice,
non manco di esprimere a Marcello Spedicato, tutta la mia
solidarietà.
dania
- Daniela Freguia