delusioni e amarezze al rientro in paese

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da: M. C. Tondo, 03 dicembre 2003 * "Liberi Pensieri"

 

DELUSIONI E AMAREZZE AL RIENTRO IN PAESE

 E’ la prima volta che scrivo a Veglieonline, anche se il sito è a me ben noto per averlo visitato più volte, soprattutto, quando per motivi di lavoro, sono stata costretta a risiedere in un comune del ricco nord-est.

 Certo l’attaccamento alla terra d’origine, con i suoi colori, i suoi profumi, le sue tradizioni è rimasto fermo e saldo, tanto che da circa sei mesi ho fatto ritorno a Veglie. Non perché non mi fossi integrata all’interno della nuova comunità cittadina, che comunque mi è rimasta nel cuore e con cui mantengo tuttora contatti, ma perché ritengo che le esperienze e la crescita personale e professionale fatta alla luce di nuove realtà vada riproposta nel proprio paese con l’intenzione di un apporto innovativo  che, attraverso l’operato dei giovani, faccia emergere e valorizzare le risorse nascoste presenti sul territorio.

Purtroppo, però, mi accorgo, ancora una volta, che le logiche realmente operanti non sono quelle del bene comune, ma quelle del tornaconto personale.

Perciò, consentitemi questo sfogo, che scaturisce da una lunga esperienza e da una profonda riflessione e che mi porta a questo gesto dopo aver assistito a soprusi e scempi di ogni tipo su beni della collettività.

Dopo questa non breve premessa, mi permetto di manifestare il mio dissenso, come libera cittadina di questo paese e come esperta archeologa, operante nel campo dei beni culturali, nei riguardi della gestione del centro storico e, più in generale, del patrimonio storico-artistico di Veglie.
 

Sono venuta a conoscenza della folle (e consentitemi il termine) “intenzione” del parroco della Chiesa Matrice, di inaugurare entro la data del prossimo 8 dicembre la nuova statua in marmo della Madonna, che andrà a sostituire quella originaria sormontante l’arco della Porta Nord di accesso all’antico casale, meglio conosciuta dai Vegliesi col nome di “Porta Noa”.
 

Ovviamente dopo aver appurato la veridicità della notizia, che peraltro segue a fatti già accaduti di manomissioni e danni effettuati dalla stessa persona e non solo, ho sentito il dovere morale di intervenire, anche solo per informare, al fine di difendere strenuamente quel patrimonio che da parte di qualcuno, non saprei dire se per ignoranza, per mancanza di rispetto per la cosa pubblica, per chissà quali logiche o semplicemente per buona fede (cosa che non escluderei a priori), vorrebbe cancellare per sempre, impedendo alle nuove generazioni di godere di beni che le appartengono, e che nessuno deve sentirsi in diritto di distruggere, anche se in nome della fede popolare.
 

Non si dimentichi che si tratta di un patrimonio che è di tutti e che è tutelato dalla legge fin dal lontano Settecento, con norme del governo austriaco, d’istanza in Italia, e in particolare con il decreto di Maria Teresa  del 1745. Lo stesso granduca Leopoldo, in Toscana, con legge del 18 aprile 1854, dettava disposizioni per impedire la distruzione e la rimozione di tutti gli oggetti artistici destinati al pubblico ornamento o esposti alla pubblica vista. Una posizione di avanguardia  fu presa dallo Stato della Chiesa, per cui, fin dal XVII secolo, i pontefici emanavano editti per la tutela delle prestigiose testimonianze del passato che si raccoglievano in Roma.

Tuttavia, punto fermo della legislazione italiana in materia resta la L. 1089/39, tuttora in vigore e supportata da una proliferazione legislativa successiva che disciplina la materia con modifiche, leggi, norme e regolamenti che, purtroppo, nel nostro paese, che io amo tanto, sembrano non vigere, neppure quando si tratta di regolare gli interventi nel centro storico, cui fanno riferimento specifiche leggi di tutela, su cui non sto a dilungarmi in questa sede.


Tutto ciò, mi pare che non possa sempre e costantemente passare sotto banco, chiudendo un occhio e spesso tutti e due, anche e soprattutto da parte delle autorità competenti.

Ho sempre assistito, in ogni occasione in cui ho provato a difendere o a valorizzare un bene presente sul nostro territorio, ad una sequela di persone e personaggi, pseudoesperti che non hanno fatto altro che mettere i bastoni tra le ruote a chi aveva voglia di risvegliare la sensibilità sopita dei cittadini vegliesi in questo campo, solo per il desiderio di apparire, di emergere, di essere in primo piano. Forse questa gente non sa che la storia non l’hanno fatta i grandi uomini, ma i piccoli, quelli che hanno combattuto e sono caduti sul campo senza un nome.

Perfettamente consapevole delle mie affermazioni e ormai stufa di dover assistere passivamente a continui scempi, faccio appello alla sensibilità delle giovani leve, affinché prendano coscienza della propria identità culturale e si battano con tutte le loro forze perché non prevalgano le logiche di partito o della politica.


La politica va tenuta fuori da tutto questo.

Non ci sono schieramenti politici quando si tratta di difendere il proprio patrimonio culturale e di salvaguardare la propria identità. Non vuol dire andare contro una Amministrazione, o contro un’altra, ma vuol dire prendere coscienza che i nostri diritti non devono essere calpestati.


Sono fiduciosa nelle capacità e nelle volontà dei giovani, che non si lascino strumentalizzare da un partito o da un altro o da un altro ancora, ma che lottino semplicemente contro chiunque voglia privarli di ciò che loro appartiene, facendo appello solo alla difesa dei propri diritti e ribellandosi al consueto lasciar fare.


 E a proposito di lasciar fare, bastino per tutti pochi ma significativi esempi:

1.     L’obbrobrioso falso storico consentito proprio a fianco della “Porta Noa”,
    
 sul lato sinistro per chi guarda da nord.

2.     La completa rivoluzione urbanistica consentita nel rifacimento della piazza
     cittadina
, già privata, a suo tempo, del vecchio Municipio. Da non dimenticare che
       fino a pochi mesi fa, la nostra piazza era uno dei pochissimi esempi rimasti di
       quella tipologia urbanistica nel Salento.

3.     Le autorizzazioni concesse a privati cittadini di “abbellire” (direi meglio
       deturpare) le proprie abitazioni con prospetti piastrellati e infissi d’alluminio
     laccato e non, proprio all’interno del centro storico
, sul quale vigono precise
       normative, relative agli interventi che dovrebbero mirare alla tutela e non alla
      diffusione di un gratuito cattivo gusto.

E qui mi fermo, perché altrimenti finirei per tirare in ballo tante di quelle cose che ormai la mia etica non è più disposta a sopportare.
 

Ringrazio Veglieonline e la sua redazione per aver accolto con viva partecipazione lo sfogo di una concittadina, e mi scuso se, la foga e la passione per questa materia e soprattutto per la mia terra mi portano qualche volta ad essere brusca in certi passaggi.


Con affetto ringrazio e saluto i giovani che vorranno accodarsi a questa battaglia che non ho più intenzione di lasciar morire nell’oblio.

Maria Cristiana Tondo