sgominato dai carabinieri di campi salentina un gruppo di spacciatori e trafficanti di stupefacenti che operava tra squinzano, porto cesareo, carmiano, veglie, lecce e campi salentina
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dal QUOTIDIANO, 23 luglio 2003 *
Il gruppo di Giampaolo Monaco prese in affitto tre appartamenti per trasformarli in centrali dello spaccio. Uno a Porto Cesareo, vecchio e diroccato, uno a Gallipoli e un altro a Cellino San Marco. Ma il via vai di tossicodipendenti e di gente con fare fin troppo indaffarato insospettì il proprietario della casa di Cellino che minacciò di rivolgersi ai carabinieri se non gli avessero dato i nomi e i cognomi degli occupanti.
Uno degli irreperibili decise di rescindere il contratto e disse a Francesca Baccaro di mandare Antonio Chiriatti (l'appartamento ora usato dai tre) a farsi dare indietro i soldi, dell'affitto: «Mo' deve venire qua che si facesse dare gli affitti che gli ho dato, la caparra e tutto quanto, perché sennò questo qua passa i guai e per favore... venite».
Chiriatti si accorse di essere pedinato da alcuni carabinieri in borghese e per questo lasciarono di fretta e furia l'appartamento per trasferirsi a Gallipoli dove organizzarono loro stessi il trasloco. Ma la Baccaro e la Chiriatti andarono ad abitare in un residence, lasciando la casa di Gallipoli al loro socio.
TUTTI I NOMI. ANCHE DUE DENUNCE. VENTUNO IN GALERA, DUE RICERCATI Di seguito l'elenco delle persone colpite dall'ordinanza di custodia cautelare: Francesca Baccaro, 26, di Squinzano; Antonio Chiriatti, 26, di Cellino San Marco (Brindisi); Francesca De Pace, 20 anni, di Porto Cesareo; Antonio Giannotta, 35, di Veglie; Silvia Giannotta, 30, di Porto Cesareo; Gianpaolo Monaco 26, di Lecce, chiamato Gianni o "Gianni Coda"; Raffaele Tondi, 28 anni di Carmiano (residente nella frazione di Magliano); Tiziana Tortorella, 30, di Lecce; Antonio Totaro, 31, di San Pancrazio Salentino (Brindisi); Roberta Balestra, 39, di Brindisi; Nerina Stefania Bianco, 31, di Lecce; Daniele Conversano, 29, di Veglie, Maurizio Franco, 41, di San Cesareo; Adriano Garofalo Centonze, 39, di Carmiano; William Greco, 29, di Porto Cesareo; Fausto Lanzillotto, 30, di Carpignano Salentino; Gianluca Leone, 30, di Veglie; Antonio Paladini, 34 di Carmiano; Cosimo Verdesca, 27, di Leverano; Rocco Lionetto, 33 di Maglie. Due indagati mancano all'appello. Per Rocco Lionetto il gip Antonio Del Coco aveva rigettato la richiesta di custodia cautelare, ma durante la notifica dell'avviso, di garanzia i, carabinieri hanno perquisito la sua abitazione trovando quattro grammi di eroina. Per questo è stato arrestato. Denunciati risultano inoltre Nella Muni, 35, di San Pancrazio Salentino; e Franceco Carrisi, 29 anni, di Porto Cesareo, chiamato "Tonio".
LE
INTERCETTAZIONI: UNA MOGLIE "DETECTIVE" AIUTO' GLI INQUIRENTI La moglie di un tossicodipendente fornì il numero telefonico del fornitore di cocaina del marito che riuscì a scoprire dal telefono cellulare. Inoltre indicò il modello dell'auto, il numero di targa e diede anche una descrizione fisica e somatica piuttosto attendibile. Si trattava di Antonio Paladini: il suo numero telefonico venne messo sotto controllo e diede modo di ricostruire l'organigramma del gruppo. Del quale ha fatto parte - ritengono gli inquirenti - Antonio Chiriatti. In una intercettazione telefonica parlò di quanto si guadagnava a spacciare per conto di Giampaolo Monaco, se uno la droga invece di assumerla la rivendeva: "E' meglio che non ci vai... perché è vero che Sandro... la fisima non la teneva, però lu Sandro si vedeva 400‑500 euro al giorno che guadagnava, quindi diceva "soldi o tossico", meglio soldi che stava morendo dalla fame". Chiriatti veniva invece tenuto fuori dal gruppo che incassava 400-500 euro poiché era considerato poco affidabile in conseguenza della sua abitudine di assumere eroina: Chiriatti avrebbe ricevuto solo piccole dosi di stupefacenti, telefonini e abbigliamento. Alle indagini hanno collaborato anche alcuni assuntori abituali di eroina: "Da diversi anni sono tossicodipendente e per tale ragione quasi giornalmente mi reco al Sert di Copertino. In tale circostanza ho avuto modo di conoscere anche tale Antonio Paladini da Carmiano con il quale ho instaurato un rapporto di conoscenza. Da lui ho iniziato ad acquistare eroina circa due anni fa e costantemente mi rifornivo di circa mezzo grammo alla volta acquistando e consumando circa 30‑40 dosi per un totale di oltre 20‑30 grammi. Con un linguaggio convenzionale mi fissava degli appuntamenti vicino a un bar di Carmiano oppure lungo la strada di collegamento Carmiano‑Copertino in aperta campagna.. Lui non veniva mai con lo stupefacente, ma mi faceva aspettare dopo averlo prelevato da qualche parte conosciuta da lui stesso. Le dosi le pagavo 50mila lire o 25 euro. Lo stesso giungeva a bordo di un Fiorino o recentemente di una Volvo Sw di colore blu scuro". Di chi e di come si vendeva l'eroina ha parlato un tossicodipendente salvato dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Campi: "Verso le 17.30 mi sono recato a Veglie dopo aver contattato telefonicamente da una cabina Antonio Giannotta. Quest'ultimo mi ha detto di passare dal... poiché mi avrebbe ceduto la dose, cosa che in effetti ha fatto, io per tale motivo gli ho dato 25 euro. Qualche vola ho acquistato lo stupefacente dalla sorella di Antonio Giannotta, tale Silvia che vive attualmente a Porto Cesareo". DUE CONIUGI SPACCIATORI USAVANO LA FIGLIA PER RECUPERARE LA DROGA DAL NASCONDIGLIO Cocaina nelle marine joniche, eroina nei paesi limitrofi. Un traffico che faceva guadagnare agli addetti ai lavori anche 500‑600 euro al giorno. Che spacciavano dovunque, senza nessuno scrupolo: una coppia di coniugi ha venduto eroina sotto gli occhi della loro bambina. E ogni volta che ricevevano la visita di un tossico l'avrebbero costretta a scavare nel giardino di casa per dissotterrare l'involucro dal quale prelevare la dose. Gli spacciatori, inoltre si procacciavano i clienti davanti ai Sert, dove si fermano i tossicodipendenti in attesa del metadone. E c'è anche chi ci ha lasciato la pelle, come Cosimo Panzanaro, morto a settembre dell'anno scorso a Veglie per overdose. Un altro tossicodipendente a febbraio di quest'anno venne salvato dai carabinieri quando era già agonizzante. Da questi episodi, dal primo in particolare, hanno preso il via le indagini dei carabinieri della Compagnia di Campi Salentina guidati dal capitano Vito Di Girolamo che si sono concluse con il blitz di ieri mattina: 150 militari hanno notificato le 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice delle indagini preliminari Antonio Del Coco, su richiesta del sostituto procuratore Silvio Piccinno, titolare delle indagini. Venti quelle eseguite, che sono diventate 21 in quanto Rocco Lionetto durante la notifica dell'avviso di garanzia è stato trovato in possesso di quattro grammi di eroina. Due presunti componenti del gruppo sono risultati irreperibili. Le indagini condotte dai carabinieri attraverso intercettazioni telefoniche, appostamenti, pedinamenti e riprese video hanno accertato che il traffico era gestito nelle zone di Veglie, Squinzano, Carmiano, Porto Cesareo e Cellino San Marco (Brindisi): indagini complesse, come la galassia "Andromeda" che ha dato il nome all'operazione. A guidare il gruppo c'era da Giampaolo Monaco, 26 anni, di Lecce, detto "Coda", presunto, componente del clan mafioso di Filippo Cerfeda (il 14 marzo fu arrestato per tentata estorsione ai commercianti dei mercati generali a nome del clan), affiancato dalla 30enne leccese Tiziana Tortorella. E dal boss, presumibilmente, si riforniva di droga visto che sono stati accertati, alcuni viaggi ad Amsterdam e in Brasile dove Cerfeda ha trascorso parte della sua latitanza. Giampaolo Monaco si affidava, a dieci collaboratori più stretti ai quali il gip ha contestato il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: si tratta di Francesca Baccaro, Antonio Chiriatti, Francesca De Pace, Antonio Giannotta, Silvia Giannotta, Raffaele Tondi, Tiziana Tortorella, Antonio Totaro e i due componenti che sono irreperibili. Per gli altri l'accusa è di spaccio: Roberta Balestra, Stefania Nerina Bianco, Daniele Conversano, Patrizia Conversano, Maurizio Franco, Adriano Garofalo Centonze, William Greco, Fausto Lanzillotto, Gianluca Leone, Antonio Paladini e Cosimo Verdesca. Il gruppo era strutturato gerarchicamente e distribuito in alcune zone di spaccio. A capo ci sarebbero stati Giampaolo Monaco e la Tortorella, coadiuvati dalla De Pace e da uno degli irreperibili. I loro referenti erano: a Porto Cesareo la Totaro e la Giannotta; a, Veglie Antonio Giannotta e l'altro irreperibile; a Squinzano la Baccaro e Chiriatti; a Carmiano-Magliano Raffaele Tondi. Giampaolo Monaco aveva l'incarico di reperire gli stupefacenti che venivano nascosti nei pressi dei campetti di Arnesano, nelle campagne vicine come anche in due abitazioni di Porto Cesareo e di Cellino. La coppia Baccaro-Chiriatti era addetta al confezionamento delle dosi e alla custodia delle partite di droga, mentre uno degli irreperibili provvedeva alla distribuzione coadiuvato da Raffaele Tondi e da uno degli irreperibili. Il gruppo aveva a disposizione cinque autovetture per spostare da un posto all'altro la droga e per raggiungere i luoghi di di appuntamento con i clienti: bar, strade poco frequentate come anche località marine affollate per passare inosservati. Alcuni, fra i
presunti spacciatori e trafficanti di droga sono stati arrestati durante
le indagini: Raffaele Tondi venne fermato dai poliziotti della Squadra l'8 febbraio di
quest'anno mentre trasportava
nella sua auto 300 grammi di cocaina. Daniele e Patrizia Conversano
finirono in manette l'11 marzo, mentre Francesca Baccaro e Antonio
Chiriatti furono arrestati quattro giorni
dopo con mezzo chilo di eroina. L'INCHIESTA. ERA IL 14 SETTEMBRE 2002, COSIMO PANZANARO VENNE TROVATO NELLA SUA CASA DI VEGLIE: STRONCATO DALL'EROINA. UN'OVERDOSE MORTALE, UN'ALTRA EVITATA PER UN SOFFIO. TUTTO PARTI' DA LI', FINCHE' I VENDITORI SONO STATI TROVATI Due casi di overdose, a distanza poco, più di cinque mesi l'uno dall'altro, fanno da apri-pista alle complesse e articolare indagini per ricostruire l'"organigramma" dello spaccio di eroina nel territorio del nord Salento. 14 settembre 2002, ore 8:00 Cosimo Panzanaro, tossicodipendente e 36enne di Veglie, viene rinvenuto cadavere nella sua abitazione al numero civico 17 di via Corsica, nel centro storico del comune salentino. Di lui non si avevano notizie dalle 5:00 dello stesso giorno, orario dell'ultima telefonata della moglie, allontanatasi da casa esasperata da un menage ormai invivibile, irrimediabilmente intaccato da una piaga chiamata droga. I carabinieri della compagnia di Campi Salentina, allertati dalla donna, sfondano la porta dell'appartamento di Panzanaro, lo troveranno, qualche istante più tardi, riverso sul pavimento della cucina, seminudo e avvolto in un lenzuolo. Di primo acchito si pensa ad uno sgozzamento, almeno stando al liquido sparso per terra e sotto il corpo del 36enne. Poco dopo la prima ipotesi cade, il responso è decisamente un altro: morte per overdose. Sotto il cadavere una siringa ancora sporca di sangue. Una partita di roba tagliata male, sembrerebbe. Da lì l'avvio dell'attività investigativa per ricostruire le maglie della fitta rete di spacciatori, grandi e piccoli nomi, che rifornivano i tossici della zona a nord di Lecce, rimpinguando le casse della mala locale. Dal basso insomma per arrivare ai vertici, ai capi bastone del gruppo, i leccesi Giampaolo e Simone Monaco. 5 febbraio 2003: un nuovo importante tassello si aggiunge all'articolata serie di intercettazioni e appostamenti che man mano stringono il cerchio intorno all'organizzazione. E' notte fonda. Alla periferia di Veglie, i militari in borghese della Compagnia di Campi trovano Roberto Peluso, 25enne di Leverano, in fin di vita nell'abitacolo della sua Fiat Uno parcheggiata sul ciglio della strada dopo essersi iniettato una dose che rischiava di essere fatale, acquistata ‑ciò che più conta ai fini delle attività degli inquirenti ‑ poco prima proprio a Veglie. A salvare la vita al ragazzo, trasportato tempestivamente in ambulanza all'ospedale di Lecce, l'immediato intervento dei militari che avevano seguito i suoi movimenti come quelli dei suoi fornitori. Le tessere cominciano ad incastrarsi tra loro, il mosaico riproduce scenari sempre più nitidi. Altri cinque mesi e il cerchio cerchio si chiude: l'Operazione "Andromeda" dà uno scacco agli "affari dello spaccio". Le manette si stringono intorno ai polsi di ventuno di loro. Fabiana Pacella |