"Veglie-Mai dato alle famiglie dei tre vigilantes uccisi dai rapinatori il ricavato di un concerto di beneficenza svoltosi in estate"

Il sindaco: «Noi non c'entriamo»

Taurino: «Mi infornerò meglio»

di FABIANA PACELLA

Piovono nuove accuse dai fa­miliari delle tre guardie giurate della Velialpol assassinate il 6 dicembre scorso nell'agguato della Grottella. Emergono nuovi retroscena. Stavolta si parla di soldi, promessi alle vedove di Luigi Pulii, Raffaele Arnesano e Rodolfo Patera, e mai giunti a destinazione, quasi misteriosa­mente volatilizzati nel nulla.
Il tre giugno scorso la Provin­cia, con la collaborazione del Comune di Veglie ed il patroci­nio della Velialpol, organizzò un concerto dell'Orchestra della Provincia in piazza Ferrari, per commemorare le vittime della strage. Era previsto un biglietto d'ingresso di 15mila lire. Il ricavato della manifestazione, si disse, sarebbe stato devoluto al­le famiglie dei vigilantes. Sono passati più di quattro mesi da quella serata di solidarietà, ma del denaro neanche l'ombra. Stanca dei gratuiti pettegolezzi che serpeggiano in merito a que­sta vicenda, Maria Carmela Conte, moglie di Rodolfo Patera, è restia ad aprire la porta di casa come anche a rispondere al telefono. «In molti hanno insi­nuato che abbia intascato un ter­zo dei proventi di quel concerto. Lo smentisco nel modo più as­soluto. Non ho mai visto quel denaro, non ne ho saputo nulla, ne ho parlato ad alcuni colleghi di mio marito ma anche loro sembravano cadere dalle nuvole. D'accordo con Romina Iacovelli, vedova di Raffaele Arnesano, avevo contattato un'associazione di beneficenza a cui devolvere la somma in questione, ma i nostri propositi sono rima­sti tali. Anzi, desidero che si fac­cia luce su questa vicenda, voglio sapere dove sono quei soldi».

Dello stesso avviso Antonietta Casavecchia, moglie di Luigi Pulli: «Sapevo da fonte certa che il Comune di Veglie avrebbe elargito un milione e mezzo di lire da dividere a noi vedove, che si sarebbe sommato al rica­vato della manifestazione del 3 giugno. Sognavo di far costruire, con quei soldi, una cappella in onore di mio marito nel cimi­tero di Veglie e donare il resto a chi ne aveva più bisogno di me. Non ho avuto una lira fino ad oggi».

Quali le risposte alle denunce delle tre donne? «Il Comune di Veglie non è mai entrato nel merito della questione», dichiara il sindaco Roberto Carla, che ag­giunge: «Non sono mai stato in­terpellato circa l'aspetto econo­mico di quella serata, mi sono solo impegnato a mettere a di­sposizione piazza Ferrari». Fa spallucce anche Giuseppe Tau­rino, vicepresidente della Provincia: «Se anche la Provincia fosse promotrice della manife­stazione, a tutt'oggi ne so ben poco. Posso solo dire che non c'è mai stato una delibera in merito all'elargizione di quel denaro o quanto altro, ma garantisco che mi informerò meglio...». Ma quel denaro, a quanto pare, giace già da tempo nelle casse della Provincia. Il maggiore Giovanni Palma, comandante della Velialpol, è molto chiaro al riguardo: «Nessuno vuole speculare sulla sensibilità altrui. il denaro c'è, in parte, in occasione del concerto di giugno, al­cuni Comuni limitrofi si erano impegnati a versare una somma, uguale per tutti, che si sarebbe aggiunta al ricavato dei biglietti d‘ingresso e sarebbe poi stata suddivisa alle famiglie Pulli, Pa­tera e Arnesano. La parte di denaro che fu allora raccolta è sta­ta consegnata alla Provincia e siamo in attesa che alcuni Comuni adempiano all’ impegno preso».

Da Il Quotidiano di Lecce, 8 ottobre 2000.