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VEGLIE . Il fascicolo fantasma e la delibera sul Piano per gli Insediamenti Produttivi (approvato dalla maggioranza) sono stati gli argomenti caldi del lungo e travagliato Consiglio Comunale di martedì scorso.

Non è stato ancora ritrovato infatti il fascicolo riguardante l’impianto di “prima classe”, nucleo in cui sono comprese le industrie pericolose per la salute degli abitanti, per la produzione di conglomerati bituminosi, di proprietà della ditta Panarese, collocato ai confini della zona artigianale, in via Troali.

Nei giorni scorsi, i consiglieri di minoranza, a causa proprio della stretta adiacenza tra l’impianto di “prima classe” e l’area artigianale e, prima di trasmettere alla Giunta Regionale la delibera sul Pip, hanno domandato all’amministrazione Fai che fosse chiarita la legittimità dell’autorizzazione.

Una richiesta non ancora accolta: l’intero fascicolo infatti da dieci giorni è ancora latitante, nonostante a cercarlo siano dipendenti comunali e carabinieri. Anche se, dall’Ufficio Protocollo, si apprende che il fascicolo risulta essere entrato e uscito.

Ma le posizioni dei due schieramenti, maggioranza e opposizione, risultano divise anche sull'intero provvedimento riguardante il Piano degli insediamenti produttivi. Infatti, mentre la maggioranza ha approvato il progetto, l’opposizione è risultata contraria.

«Riteniamo - dicono unanimemente i consiglieri di minoranza di centro destra e di centro sinistra - che dopo 23 anni la zona Pip rimane nei sogni di qualcuno, anche perché gli ultimi tre anni sono stati inutili e dannosi per la soluzione di questo problema. E i cittadini lo sanno. Sono innumerevoli - continua la minoranza - i vizi di legittimità presenti nell’iter amministrativo». E gli elencano: «Tutti gli atti della procedura espropriativi non sono stati disposti nei confronti delle persone espropriate; è emerso che una parte del nucleo artigianale ricade nella zona delle opere terminali di scarico delle acque meteoriche, progetto già approvato e in fase di ultimazione; la variante è caotica: da 25 ettari previsti si passa a 45 tra cui molte aree di interesse ambientale. Inoltre - concludono - al progetto non esistono i pareri in materia ambientale da parte degli enti predisposti ossia Arpa, Ausl e Vas.


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Ma è ancora mistero sul «fascicolo fantasma»
Katia Manca - GdM
21/02/2008