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LE MANI SULLA CITTA'
La libertà d’impresa è un pilastro della nostra Costituzione e come ogni libertà va difesa, ma alcune riflessioni sono necessarie, poiché la difesa dei diritti dell’impresa non prescinde né dall’interesse collettivo né dal giudizio sull’uso che si fa di questi diritti. Non si è ancora conclusa la vicenda “ Circonvallazione”, che ha visto ostacolare la realizzazione del ponte che ne completa la percorribilità, e l’impresa Panarese apre un altro fronte di scontro. Ora questa stessa impresa, che molti vegliesi apprezzavano, sarebbe stata ancora apprezzata, qualora si fosse impegnata nell’indirizzare i propri investimenti verso la valorizzazione delle risorse presenti sul territorio, agendo da volano per l’economia e lo sviluppo del paese. Invece decide di costruire un’attività insalubre, (così sono considerati i sansifici) dal forte impatto ambientale e con grave minaccia della salute dei cittadini, della produzione agricola e del turismo rurale. Aggredisce lo spazio agrario sul territorio, in un luogo in cui dovrebbe nascere il parco del Negramaro. La ricchezza, prodotta con la mungitura delle cave, viene utilizzata per la trasformazione, attraverso processi chimici insalubri, di un rifiuto come la sansa, in nocciolino e in olio vegetale. Quella ricchezza potrebbe essere reinvestita per riequilibrare il danno geologico, prodotto da una trentennale attività di scavo, con il pubblico riconoscimento dell’intera collettività, che si sentirebbe ripagata dei costi del dissesto morfologico del territorio; ma il business è altrove. Le finalità presenti nell’atto costitutivo dell’Oil Salento prevedono anche la produzione di energia elettrica, pertanto il nocciolino e l’olio vegetale potrebbero essere utilizzati in seguito come combustibile per alimentare una centrale di energia elettrica. L’impresa Panarese sarebbe potuta diventare punto di riferimento dell’intero panorama imprenditoriale di Veglie, se si fosse posta l’obiettivo di fare profitti attraverso il recupero delle cave e il sostegno alla vocazione produttiva del territorio. Sceglie, invece, un nuovo scontro con una comunità di 60 mila persone, che protesta, in quanto si sente minacciata per la propria salute, e teme di vedere ridotto il proprio territorio come quello campano. E’ difficile prevedere come andrà a finire, ma l’immagine di una certa maniera di fare impresa speculare a quella di fare politica, non ne esce trionfante. Sono molti i vegliesi che si chiedono se esista un’imprenditorialità che rifiuti gli affari, quando questi rappresentano una minaccia per la salute dei cittadini, anche se dovessero essere consentiti dalla legge. O dinanzi ai soldi tutto può essere consentito? Allora uno realizza manufatti abusivi, perché intravede dei profitti, poi chiede un’autorizzazione in sanatoria, qualcuno gliela concede e la cosa è fatta. Se si revoca l’autorizzazione, l’impresa minaccia di richiedere colossali indennizzi. E’ successo una priva volta, è successo una seconda volta, succederà ancora? Quello di cui si ha bisogno sono: coperture politiche e consulenze legali, il resto va da sé. Questo l’opinione pubblica lo ha percepito; se la politica cerca giustificazioni, risparmi il fiato, non se le beve nessuno. Ma i cittadini di Veglie meritano di essere trattati come i napoletani? E il resto dell’imprenditoria locale non prova disagio a considerare impresa queste pratiche così tortuose, che alcuni imprenditori non si sognerebbero mai di attivare, mentre ad altri imprenditori non verrebbe mai consentito un trattamento così premuroso? Considero l’impresa un soggetto importante nella produzione della ricchezza di un paese e, quando ho ricoperto cariche istituzionali, ho cercato di favorirne la crescita, realizzando progetti e intercettando fondi. A Veglie esiste un’imprenditorialità di tutto rispetto: i fratelli Panarese non erano da meno, instancabili lavoratori sono partiti con poco e hanno realizzato una forte attività, hanno però dimenticato le loro origini e non si preoccupano della loro gente e del loro paese. Che peccato! Giovanni Caputo LE MANI SULLA CITTA' Giovanni Caputo 30/08/2008 |