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SANSIFICIO: MAGLIE-VEGLIE DUE STORIE PARALLELE IN TEMPI DIVERSI?
“Per oltre un decennio, si sono susseguite denunce, perizie, incontri, dibattiti in Consiglio comunale, assemblee cittadine, sit in, manifestazioni e cortei, ma senza apprezzabili risultati. La Copersalento continuava ad emettere i suoi fumi nocivi , nonostante una sentenza emessa, il 25 settembre 2000, dal giudice monocratico della Sezione distaccata di Maglie del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, obbligasse i responsabili a mettersi in regola."

Dal libro de "Il Governatore" di Lino De Matteis
A Campi Salentina, negli anni ’80 c’era un sansifico che inquinava sollevando grosse lamentele da parte della cittadinanza e dei paesi limitrofi: … “con il passare del tempo, quelle ciminiere sbuffanti nubi minacciose, maleodoranti e insalubri cominciarono a creare grossi problemi agli abitanti dei comuni circostanti. “
L’amminstrazione comunale di Campi decise l’acquisto di questo opificio che era diventato ormai una “bomba ecologica”…. “Nel 1988, il sindaco democristiano dell’epoca, Nicola Quarta, ex presidente democristiano della Regione Puglia, sottoscrisse con Raffaele Rampino, in qualità di procuratore della Capurro, un preliminare di vendita dell’opificio all’amministrazione comunale.” (la Capurro SrL era la società proprietaria del sansificio).

“L’acquisto della Capurro da parte della Regione e del Comune di Campi Salentina risultò insomma un vero e proprio bidone per i contribuenti. Non solo perché l’impianto era ormai inutilizzabile, ma perché si trasferirono agli enti pubblici anche i problemi legati al suo risanamento. “La mia amministrazione – dice ancora Zacheo – si trovò davanti alla necessità di dover risanare, perché c’era amianto. E il risanamento, sulla base di un preventivo fatto, ci sarebbe costato intorno al miliardo e mezzo di lire. La situazione, insomma, che avevamo ereditato era questa: una zona di undici ettari che non rendeva nulla, una zona inquinata, a rischio di sicurezza pubblica, luogo di incontri di criminali e mafiosi, a ridosso del centro abitato; per quella zona pagavamo un mutuo di due miliardi di lire; e per poterla risanare dovevamo spendere un altro miliardo e mezzo”.

Come per una occulta e predeterminata regia e attraverso una serie di complicati passaggi, si passò poi dal sansificio “Capurro” di Campi Salentina a quello della “Copersalento” di Maglie,…. Perché questo “trasloco”? “Maglie era il feudo di Fitto”, spiega l’ex sindaco di Campi Salentina, Egidio Zacheo. “C’era un allarme diffuso per il carattere inquinante di questi impianti e gli amministratori non erano certo molto ben disposti ad autorizzarne l’installazione sul proprio territorio comunale”. Ma le coincidenze favorevoli furono anche altre: non solo l’attività dei Rampino e dei Capurro coincideva con quella dei Fitto e della loro lunga tradizione nel campo oleario, ma c’era anche il vantaggio di avere un’amministrazione comunale amica.
…Raffaele Rampino e i Capurro costituirono, il 6 ottobre 1986, la società per azioni “Copersalento”, con sede a Lecce in via Imbriani e con capitale sociale iniziale di 15 miliardi e 466 milioni di lire….

… Nonostante gli accorgimenti tecnici utilizzati, la Copersalento, da un punto di vista dell’impatto ambientale, non ebbe migliore sorte di quella della Capurro a Campi Salentina. L’inquinamento che produceva fece presto mobilitare cittadini e ambientalisti, che iniziarono un’annosa battaglia per la tutela della salute pubblica. Per oltre un decennio, si sono susseguite denunce, perizie, incontri, dibattiti in Consiglio comunale, assemblee cittadine, sit in, manifestazioni e cortei, ma senza apprezzabili risultati. La Copersalento continuava ad emettere i suoi fumi nocivi, nonostante una sentenza emessa, il 25 settembre 2000, dal giudice monocratico della Sezione distaccata di Maglie del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, obbligasse i responsabili a mettersi in regola. Nella sentenza di condanna dell’amministratore delegato e legale rappresentante del sansificio, Raffaele Rampino, la sospensione della pena di cinque mesi di carcere (comminata anche al direttore dello stabilimento, Egidio Merico) era stata condizionata all’adeguamento a norma dell’emissione dei fumi nocivi.

Le indagini della magistratura, naturalmente, proseguirono per accertare la messa a noma dell’impianto. Nell’aprile 2002, il magistrato che coordinava le indagini, il sostituto procuratore Marco D’Agostino, del pool reati ambientali della Procura di Lecce, affidò a due consulenti, Francesco Fracassi e Onofrio Laricchiuta dell’Università di Bari, l’incarico di una perizia. Dopo un mese di rilievi, il 31 maggio, i due chimici conclusero che esisteva il “fondato pericolo che il normale proseguimento dell’attività di recupero e trasformazione di combustibili e rifiuti possa causare ulteriori danni e aggravare gli effetti dei reati ipotizzati”. Dopo anni di polemiche, la svolta arrivò il 25 giugno 2002 con il sequestro preventivo della Copersalento, disposto dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce Antonio Del Coco, su richiesta del sostituto procuratore Marco D’Agostino. I sigilli ai cancelli della Copersalento rappresentavano l’epilogo di una nuova inchiesta nata come costola del procedimento principale per emissione di fumi nocivi, conclusosi nel 2000 davanti al giudice di Maglie, Carlo Cazzella. Numerose le fattispecie di reato identificate a carico del legale rappresentante, Raffaele Rampino, e del direttore, Egidio Merico, iscritti nuovamente nel registro degli indagati: si andava dalla gestione di rifiuti allo scarico senza autorizzazioni, dal superamento dei limiti delle polveri nell’atmosfera all’emissione di gas nocivi.

Dopo circa un mese, il sostituto procuratore Marco D’Agostino dispose la parziale rimozione dei sigilli e, quindi, la ripresa delle attività produttive della Copersalento. L’istanza della revoca dei sigilli era stata accolta dal magistrato perché, nel frattempo, la Copersalento aveva provveduto ad installare dei filtri per mantenere nei limiti previsti le emissioni fumogene della sua caldaia e, inoltre, aveva ottenuto l’autorizzazione a scaricare nella condotta del consorzio Sisri una parte dei reflui. Intanto l’amministratore Raffaele Rampino stava provvedendo ad adeguare l’intero impianto alla normativa sulla tutela dell’ambiente. La Copersalento aveva goduto per anni della “disattenzione” di quanti a livello di amministrazione comunale, di locale Ausl, di assessorato regionale per l’Ambiente e, per ultimo, dello stesso Commissario straordinario per l’emergenza ambientale, il governatore Raffale Fitto, avrebbero invece dovuto vigilare e intervenire. Nonostante le proteste pubbliche e le condanne della magistratura, la Copersalento aveva continuato indisturbata nella convinzione di una sostanziale impunità, operando nel feudo politico dei Fitto. I consiglieri regionali di Rifondazione comunista, Michele Losappio e Arcangelo Sannicandro, con una interrogazione all’assessore regionale all’Ambiente, Michele Saccomanno, chiesero di sapere: se la Copersalento disponesse dell’autorizzazione di valutazione d’impatto ambientale; se in quei due anni, e dopo la sentenza della magistratura di primo grado, fossero stati effettuati controlli e verifiche da parte dell’Assessorato regionale; se fosse stato interessato il Commissario straordinario per l’ambiente, cioè lo stesso presidente della Regione, Raffaele Fitto, e quali provvedimenti si intendessero assumere, alla luce delle motivazioni che avevano portato al sequestro del sansificio.
Insomma, gli interrogativi che ponevano i consiglieri di Rifondazione sollevavano anche un caso politico.
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Non penso che ci sia altro da aggiungere,ma la certezza che un grande sansificio non serve al nostro territorio, aumenta sempre di più. Avendo un pò di tempo, leggendo il libro di Lino De Matteis "il Governatore" GlocaL Editrice, molti dubbi diventano certezze.


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SANSIFICIO: MAGLIE-VEGLIE DUE STORIE PARALLELE IN TEMPI DIVERSI?
Dal libro de "Il Governatore" di Lino De Matteis.
proposto Redazione
1/09/2008