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Un disastro evitabile

Dopo tanto parlare di emergenza sicurezza, crisi energetiche e finanziarie non ci siamo ancora resi conto di un dramma ancor più grande e di conseguenze immediate per l’umanità: la crisi alimentare.
Miliardi di persone in Africa, Asia e America centro-meridionale sono soggetti a progressivi ed insostenibili rincari di tutti i prodotti agricoli, dal grano alla soia, dal riso al mais, dal latte alla carne, che li spingono alla fame e allo scoppio di rivolte e di dure repressioni.

Anche nella parte più ricca del pianeta cominciano a sentirsi questi rincari, aumentando sempre di più le famiglie che rientrano nelle fasce di povertà.
Alla base di questi aumenti di prezzi vi sono anche realtà positive, come il miglioramento della dieta in Cina, in India ed in molti altri paesi: per nutrirsi con la carne si impiega, però, una superficie cinque volte superiore di quanto richiesto da una nutrizione a base di cereali.
Vi sono altre cause rispetto alle quali ben poco si può fare, come l’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti necessari a produrre o trasportare i prodotti alimentari. Ma vi è una decisione politica che sta aggravando in modo precipitoso la situazione ed è la progressiva sottrazione di terreno alla produzione di cibo per utilizzarlo a produrre biocarburanti e/o in generale energia.

Sulla carta questo parrebbe rispondere al nobile scopo di attenuare la nostra dipendenza dalla benzina e dal gasolio ed a ridurre l’impatto ambientale in termini di anidride carbonica. Purtroppo le cose non stanno così.
I più recenti studi sostengono che con le attuali tecnologie il bilancio energetico per produrre biocarburanti è negativo, quindi un bel disastro sia dal punto di vista energetico che ambientale. A questo si aggiunge un disastro ancora più grande e tragico che è quello di mettere in competizione il cibo con il carburante.
Basta dire che per 100 litri di etanolo (pari al pieno di una macchina di grossa cilindrata) ci vogliono 240 chilogrammi di mais che sono sufficienti per nutrire una persona per un anno.
Bisogna, quindi, incentivare la ricerca sulla “seconda generazione” di biocarburanti, attraverso la selezione di nuove specie ( per esempio alghe fatte crescere con acque reflue dei depuratori), attraverso una maggiore efficienza dei processi e l’utilizzazione di terre marginali non alternative all’agricoltura.
È ora di cambiare politica perché le scelte irresponsabili ed insensate di alcune Amministrazioni, in questa corsa alla produzione energetica, sono peggiori del male che si vuole curare.
Anche noi dobbiamo impegnarci a preservare il nostro territorio che ha una naturale vocazione agricola e turistica: puntiamo sulle produzioni agricole di qualità, sulla nostra eccezionale biodiversità, sul turismo rurale, valorizziamo i nostri centri storici, la nostra cultura e non lasciamoci incantare da questo vorticoso business che lo devasterà irrimediabilmente, ne va del futuro del dei nostri figli.

Novoli, 30 settembre 2008
Roberto Mocellin (capogruppo consiliare PD Novoli)


Un disastro inevitabile
R. Mocellin
2/10/2008