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A proposito di Pubblica Illuminazione

Un’altra difficile eredità, dell’infausta gestione amministrativa Fai-Cascione, è l’appalto della manutenzione della pubblica illuminazione.

Il 26 febbraio 2009, nella sede del Municipio di Veglie, viene stipulato, dal segretario comunale dott. Pierluigi Cannazza, il “Contratto pubblico di appalto per l’affidamento del servizio di gestione e manutenzione degli impianti di pubblica illuminazione...” tra l’avv. Adelaide Saccomanno, per conto e nell’interesse del comune di Veglie, e la sig.ra Angela Tedesco, titolare dell’impresa individuale, “Omega Elettroimpianti”.

Il Contratto è stato preceduto dalla delibera di Giunta n. 70 del 05/05/08, con la quale si prendeva atto del progetto definitivo-esecutivo, redatto dagli ingegneri Antonio Greco e Pasquale Degli Atti, e dall’affidamento della gara avvenuta il 22/12/2008.

L’importo complessivo dell’appalto, per i vent’anni di durata del servizio, è stimato in €. 4.711.614,30 (pari ad euro 235. 580,71 per anno), IVA esclusa, così distinto:

A) Importi soggetti a ribasso:
1. Lavori                                                          €.  513.641,30
2. Manutenzione, fornitura di energia elettrica    €. 4.104.500,00
    Importo totale da assoggettare a ribasso       €. 4.618.141,30
                                                                                     
B) Importi non soggetti a ribasso:
1. oneri per la sicurezza                                                                €. 6.700,00
2. compenso incentivi progettazione e responsabile procedimento  €. 10.273,00
3. spese tecniche, compresa Cassa Professionale                          €. 76.500,00 
    Importo non assoggettabile a ribasso                                        €. 93.473,00

IMPORTO TOTALE € 4.711.614,30

Queste cifre riportate hanno uno scarso significato se non si riesce a comprendere che la somma di €. 4.104.500,00 divisa per i 20 anni del servizio dà un importo € 205.225. Con questa somma si dovranno pagare le bollette all’ENEL e il personale incaricato della manutenzione.

Chi legge, però, la relazione tecnica contenuta nella documentazione di gara, può verificare i seguenti dati:
Costo annuo per consumi (bollette) sostenuto dal comune prima della gara = €.190.000,00
Costo per manutenzione sostenuto dal comune prima della gara = €. 43.020,00
Totale costi sostenuti dal comune prima della gara =  €.233.020,00.

Partendo da questi dati, i progettisti scrivono nella relazione tecnica che: “L’importo ritenuto congruo e ottimale in fase di gara per ammortizzare i costi e consentire la partecipazione alla gara di un buon numero di imprese (……..) è di € 280.000,00.

Se la somma ritenuta congrua nella relazione è di 280 mila euro, perché mai si mette in gara un importo di 235 mila euro, circa 45 mila euro in meno, che nell’arco dei 20 anni di erogazione del servizio sono 900.000,00?

Perché i progettisti ritengono che a fronte di un investimento pari a € 513.641,00 per ammodernamento dell’impianto, comprendente l’aggiunta dei riduttori di potenza, la spesa per il consumo di energia (bollette), dovrebbe ridursi a circa € 160.000,00. Mentre i costi per la manutenzione rimarrebbero pressoché inalterati a € 45.000,00.

Quindi riassumendo:

Quota parte annua lavori  = (513.641,00 /20) = €. 25.682,06

Quota annua manutenzione = €. 45.000,00

Quota annua consumo = circa €. 160.000,00

Totale annuo stimato dai progettisti (Base d’asta) = 235.580,71, tale somma moltiplicata per i 20 anni del servizio costituisce l’importo dell’intero costo di €. 4.711.614,30.

Questo ragionamento, che l’impresa è costretta ad autofinanziare lavori per €. 513.641,30 da recuperare in 20 anni per potersi aggiudicare la manutenzione della pubblica illuminazione per un costo di € 45.000 annue, è talmente “particolare” che alla gara  partecipa solo la “Omega Elettroimpianti”. Ma l’anomalia non è solo questa.

L’impresa si è aggiudicata la gara con un ribasso dello 0,15 sull’importo di €. 4.618.141,30,  si è impegnata a realizzare l’intervento in 270 giorni e ha previsto per la sorveglianza e la manutenzione una squadra composta da due operai, di cui uno specializzato con turno di reperibilità.

Dal giorno del contratto sono passati 450 giorni e in tutto questo tempo molti punti luce sono spenti dopo le 11 di sera e nessuno è stato in grado d’intervenire. Che fine hanno fatto il direttore dei lavori e il responsabile del procedimento?

Il primo non è in grado d’intervenire. Sa che l’impresa, se dovesse tenere l’impianto interamente funzionante, non avendo ancora applicati i riduttori di potenza, dovrebbe pagare bollette Enel per un importo di 200.000 euro, ( lo dice a pag. 12 nella relazione). E come farebbe?  Incassa, almeno sulla carta, 235.000 euro e, oltre le bollette Enel, con quella somma deve pagare due unità impegnate nella manutenzione e anticipare i 513.641 per i lavori.

Il secondo, che va incontro ad un probabile contenzioso con la Ditta Omega Elettroimpianti circa le competenze sulla fornitura dei materiali, è difficile che sia in grado di imporre alla ditta di riportare l’illuminazione nelle vie nelle quali è stata soppressa.

Le cause del disservizio dell’illuminazione pubblica a Veglie, che si protraggono ormai da molto tempo, sono da ricercare in questa grave situazione.

Rimane un'ultima considerazione con tanti interrogativi: alla gara bandita dal Comune ha partecipato una sola ditta. E su questa considerazione nascono molti dubbi sulla convenienza della proposta economica.
Allora, come mai la ditta Omega Elettroimpianti ha partecipato alla gara? Non ha compreso i termini del progetto o ha ritenuto di aggiudicarsi prima il contratto d’appalto per poi adattarlo alle sue necessità?
Di fatto ad oggi la situazione è la seguente:

* lo spegnimento anticipato di un numero di punti luce che compromettono la sicurezza nel paese;
* il possibile contenzioso con la Ditta sulla contestazione nella fornitura dei materiali per la manutenzione.

Pertanto, l’attuale assessore, che ha ereditato  dal suo predecessore Cascione tale genialità, pensa di poter fare qualcosa? Questi disastri si possono riparare? Può essere vinta la latitanza dei tecnici che sono tenuti a controllare?

Pensiamo di sì. Basta aprirsi alle diverse competenze presenti sul territorio, disposte ad offrire la loro consulenza gratuitamente.

Convinti come siamo che un'ampia e qualificata partecipazione delle professionalità del territorio sul problema possa servire a:

* tutelare i diritti dei cittadini;
* salvaguardare le scarse risorse comunali;
* proteggere il mondo dell’impresa;
* far rispettare le regole del libero mercato;
* e recidere sul nascere brutti presentimenti.

Attendiamo fiduciosi.
P.S. per anni, di queste vicende si prendeva cura Lorenzo Catamo, peccato che non lo faccia più.
Giovanni Caputo


A proposito di Pubblica Illuminazione
G. Caputo
23/05/2010