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SE IL GAY NON PUÒ GUIDARE Di Paolo Di Stefano Ma chissà che idea circola tra i funzionari della motorizzazione italiana a proposito dell’omosessualità, vista la preoccupante ostinazione del negare la patente ai gay. Era già successo non molto tempo fa a Catania, dove un ventottenne era stato considerato inabile alla guida perché, essendo omosessuale e in quanto tale affetto da “disturno dell’identità sessuale “, non disponeva dei “requisiti psicofisici richiesti” per condurre un’automobile come fosse cieco, mutilato di una gamba o paraplegico. Per fortuna, il giovane siciliano, considerandosi giustamente del tutto sano di mente e di fisico, aveva fatto ricorso ottenendo non solo la restituzione del permesso ma anche un cospicuo risarcimento dei danni dai ministeri della Difesa e dei Trasporti. La cosa sembrava un monstrum non ripetibile a breve, un quasi unicum su cui riflettere, certo, ma ottimisticamente ascrivibile a uno stupido errore, a un lapsus, allo zelo di un funzionario razzista o semplicemente deficiente. Invece no. Nel giro di poco tempo ecco il secondo caso, fotocopia di quello catanese. Questa volta siamo a Brindisi e la decisione è la stessa. Cambia solo, ma di poco, la motivazione, dove si definisce l’omosessualità una “patologia che potrebbe risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida”. Basterebbe solo la sintassi a far urlare all’orrore, ma la vera bestialità è indubbiamente nel contenuto, e cioè nella palese discriminazione che calpesta i più semplici diritti civili. E’ allarmante che mentre si discute dell’urgenza di debellare la piaga quotidiana della crescente violenza omofobica (crescente particolarmente in Italia), si scopre che l’ostilità è nascosta nel tessuto della stessa amministrazione, della burocrazia, insomma delle stesse autorità che dovrebbero censurarla duramente. Ridicolo e grottesco si sposano con una sorta di grettezza di Stato, secondo cui l’omosessualità sarebbe una malattia: che impedisce persino di cambiare le marce, accelerare, frenare, distinguere la segnaletica stradale, accendere i fari al buio, riconoscere un senso unico e uno stop. Stop. Che qualcuno dall’alto imponga uno stop a questa idiozia. Articolo pubblicato sul Corriere Della Sera, giovedì 12 maggio 2011, Cronache, pagina 27 Dal Corriere Della Sera: SE IL GAY NON PUÒ GUIDARE dania 12/05/2011 |